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giovedì 23 settembre 2021
 

Santissima Trinità - Domenica 15 giugno

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato.
Giovanni 3,16-18

L’AMORE DI DIO E' IN ATTESA DELLA NOSTRA RISPOSTA


Sappiamo che il vento spinge le barche verso luoghi lontani, ma quando questo vento è lo Spirito di Dio e le barche siamo noi stessi, allora siamo colti di sorpresa e sospinti dentro un mistero d’amore grande quanto è grande Dio. Immersi in questo mistero, ci rendiamo conto di dover diventare “piccoli” di fronte a cose che cambiano la vita e ci inseriscono in un bene insperato e inatteso, senza sapere “come tutto questo avvenga”.

In realtà “il perché” lo sappiamo: tutto è grazia, segno di un amore che ci supera da ogni parte e ci precede in ogni situazione. Introducendoci così alla pagina del Vangelo di oggi, ho quasi la sensazione di aver già detto tutto: che cosa posso dire di più se non dovermi stupire e rendere grazie a Dio che è all’opera dentro la mia vita e nella storia dell’umanità? Occorre «rinascere dall’alto» e credere che, nella forza dello Spirito, tutto il mondo e ogni uomo vengono dal cuore e dalle mani del Signore e sono in cammino verso le «cose del cielo», verso di lui, il Dio Creatore e Padre.

Ma come ha inizio questo cammino? Ecco: eravamo piccoli e non avevamo coscienza dell’immenso dono che ci veniva fatto nell’acqua e «nell’innalzamento del Figlio di Dio» sulla croce. Proprio qui la vita eterna ha avuto il suo momento originario in noi e la vita umana è diventata vita di Dio, qualcosa di cui Dio è diventato geloso, come un padre dei propri figli e per questo li difende, li protegge, li libera da tutto quanto toglie forza e speranza di crescere amati e capaci di amare.

SOVRABBONDANZA.

È questo il mistero del Battesimo ricevuto nel segno della croce e nel nome della Trinità, il mistero dell’amore sovrabbondante di Dio in noi, che va ben oltre ogni altro pur grande amore terreno. L’amore e Dio sono la stessa realtà, come ci ricorda l’evangelista Giovanni (cfr. 1Gv 4,16). Insondabile allora è l’amore, come Dio e il suo mistero. Anche l’immagine trinitaria di Dio, che ci rimane incomprensibile in sé, si fa manifesta in ciascuno di noi quando veniamo inseriti nella “storia della salvezza” che da Abramo arriva alla tomba vuota di Gesù e giunge a noi.

Alla domanda: «Quanto grande e degna è la vita dell’uomo?» possiamo giustamente rispondere: «Tanto quanto la vita di Dio!». Ci deve però rendere attenti il rimprovero di Gesù a Nicodemo: corriamo il rischio di non sapere o di dimenticare queste realtà spirituali, queste “cose del cielo”, perché falsamente soddisfatti dalla “carne” che è l’orgoglio di chi “si fa da sé” e non tiene conto dell’amore che lo ha generato e che è in attesa della nostra risposta: al grande “Sì” di Dio deve rispondere il nostro piccolo “sì”.

Il rischio, accanto a quello di non sapere «queste cose», è di saperle e non viverle, di agire senza speranza, come se Dio non esistesse e non operasse in noi facendoci superare il pericolo di “andare perduti”, di essere cioè non amati e incapaci di accogliere l’amore. 


12 giugno 2014

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