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La posta in gioco delle elezioni europee

Sono un test per le politiche. Un premio di consolazione per molti esponenti di partito sul viale del tramonto o della rottamazione. Un modo per sbarcare il lunario e mantenere un certo tenore di vita. Un ufficio di collocamento per attori, attricette, starlette e via televisionando, visti certi nomi in lista. Le elezioni europee del 25 maggio saranno anche questo, ma è bene spiegare che c'è anche dell'altro, molto altro, in tempi di populismo dilagante. Ecco dunque un corso mignon per capire che cosa rappresentano le prossime consultazioni e qual è la posta in gioco.

Domenica 25 maggio sono chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo 390 milioni di cittadini europei appartenenti ai 28 Stati membri. Le ottave elezioni dal 1979 saranno molto diverse dalle precedenti, non solo perché si teme la folata populista di molti movimenti antieuropei, a cominciare dal Front National di Marine Le Pen (che si candida a divenire il primo partito). La novità riguarda il modo più democratico con cui verrà scelta la "governance" della Commissione Europea, ovvero del Governo dell'Unione.

Per la prima volta infatti il presidente della Commissione verrà scelto dall'accordo tra i 28 Stati membri ma dovrà essere avallato dai 751 deputati del Parlamento di Strasburgo (di cui 73 italiani). Se il candidato presidente non raggiunge la maggioranza di 376 voti, verrà inesorabilmente bocciato e gli Stati membri dovranno proporre un altro nome. Ecco perché il voto stavolta orienterà anche la scelta di chi guiderà l'esecutivo europeo. Per la prima volta i gruppi politici hanno già annunciato i loro candidati: Jean-Claude Juncker, già primo ministro del Lussemburgo, per il Ppe, il Partito Popolare Europeo; l'attuale presidente del Parlamento Martin Schulz, per i Socialisti e Democratici (S&D); Guy Verhofstad, ex primo ministro belga, per l'Alde, la formazione dei liberali e democratici e infine Alexis Tsipras, il leader della Sinistra Europea. La campagna elettorale dunque sarà più personalizzata e soprattutto le scelte dei cittadini più determinanti per il precario futuro dell'Unione, scossa dal populismo euroscettico e antieuropeo.


04 maggio 2014

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