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martedì 28 giugno 2022
 

Libia, le milizie a caccia di petrolio

Le proteste contro le milizie a Tripoli, poi sfociate in un bagno di sangue (Reuters).
Le proteste contro le milizie a Tripoli, poi sfociate in un bagno di sangue (Reuters).

Ricordate la pubblicità degli pneumatici con Ronaldo? "La forza è nulla senza controllo". Ecco, questa è la prima lezione che arriva dall'ultimo eccidio in Libia, 32 morti e 400 feriti negli scontri tra le milizie armate e i cittadini libici che non le sopportano più. In altri termini:  lo sfoggio di potenza militare (vedi Afghanistan, Irak, Libia appunto...) è vano se non è accompagnato da un chiaro progetto per il dopo-guerra. La tattica senza strategia ha poco respiro.

L'altra lezione è che, per quante belle favole le cancellerie possano raccontare, tutto in Medio Oriente gira intorno al petrolio, al suo potere di influenza politica, alle risorse che esso procura. Anche in Libia, ovviamente.

Le milizie libiche sono pericolose e quasi invincibili perché occupano, o in qualche modo controllano, le installazioni petrolifere. Per proteggerle e per garantire la loro agibilità, il Governo libico dispone solo di una forza non benissimo armata e, in ogni caso, comandata da uomini in gran parte originari di Misurata, che si trova nell'Ovest del Paese, mentre gli impianti principali sono tutti nell'Est. In un Paese di tribù e di clan, questo solo fatto è garanzia di contrasti e conflitti.

In questa fase, nessuno (né il Governo né i singoli gruppi) ha la forza per prendere il sopravvento. Il che si traduce in un continuo braccio di ferro in cui le alleanze cambiano di giorno in giorno, mentre i diversi protagonisti cercano di procurarsi il massimo vantaggio. Rientra in questo quadro il "rapimento", poche settimane fa, del primo ministro Ali Zeidan, sequestrato per qualche ora da una milizia di centinaia di uomini poi rapidamente definita di "salafiti". 

In realtà, il dato religioso resta molto sullo sfondo, così come l'attività presunta o reale di Al Qaeda in Libia. Anche Abu Anas al Libi, il terrorista catturato in ottobre dagli americani nella capitale Tripoli, era ricercato soprattutto per la sua partecipazione agli attentati del 1998 alle ambasciate Usa in Africa, piuttosto che per le sue azioni presenti. Più che alle fedi, è al petrolio che bisogna guardare. Perché le guerre dell'Occidente e le guerriglie del Medio Oriente, alla fin fine, hanno esattamente le stesse motivazioni.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

17 novembre 2013

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