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sabato 11 luglio 2020
 

«Ho 50 anni, un padre invalido, e mi hanno licenziato senza pietà»

Sono una cinquantenne che ha perso il lavoro da quattro anni. La mia azienda, senza farsi alcuno scrupolo, in dieci minuti mi ha cacciata via. Avevo una responsabilità amministrativa. Dopo quattordici anni, ho dovuto lasciare la mia scrivania e una mole di lavoro che stavo seguendo. Ho intrapreso una causa giudiziaria per far valere i miei diritti e da quattro anni ho una vertenza con l’azienda.

Ho anche un padre anziano e invalido da accudire. Ho bussato a tantissime porte di amici, clienti e fornitori che conoscevo per il mio lavoro. Non ho avuto alcun riscontro. Nella vita mi sono sempre comportata bene. Di fronte a tanta sofferenza, più volte ho pensato di farla finita. Mi scusi per lo sfogo, ma quando si è allontanati da tutto, non so più cosa fare. Anche una semplice parola di conforto mi è di aiuto.

ANTONINA L. - Chieti

Per quello che può valere, non ti mancherà di certo una mia parola di conforto. Assieme al ricordo e alla preghiera al Signore perché ti sia vicino in questo momento di smarrimento.

I periodi bui e incerti nella vita sono un’esperienza comune a tanti. Non è facile venirne fuori, soprattutto se ci si chiude nel proprio dolore e risentimento. Anche se ce ne sarebbero tutte le ragioni, come la perdita del lavoro o le porte che si chiudono in faccia a ogni richiesta.

Ma occorre reagire, trovando le energie necessarie e facendo appello alle risorse residue. Spesso, per una porta che si chiude, il Signore apre vie nuove da percorrere.


15 settembre 2016

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