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venerdì 10 luglio 2020
 
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Giornalista

Lotito, Catanzaro, le inchieste romane... Ma davvero vogliamo Roma 2024?

Lo dice Mario Pescante, membro del Cio, lo ripete Gianni Malagò, presidente del Coni: le inchieste della Procura di Roma non condizioneranno la candidatura Roma all’Olimpiade del 2024.

Certezze granitiche, serafiche, mentre intorno tutto sembra crollare: il tessuto politico romano rivela un cascame così scadente e fradicio che non dà l’idea di reggere l’urto di grandi opere, quand’anche a risparmio come si promette, senza farci precipitare tutti negli inferi del mondo di sotto, se non altro per il fatto che – per usare una metafora in voga - c’è il rischio che la mucca prima o poi si prosciughi per il troppo mungere (non risulta dimostrato che succhiare soldi stimoli la produzione di soldi come avviene per il latte).

Il tessuto sportivo dal canto suo non pare di fibra eticamente robusta: senza citare gli scandali Fifa che pure la dicono lunga sui fattori di rischio dei  grandi organismi sportivi internazionali e relative assegnazioni, sono notizie di stamattina l’allargarsi dell’inchiesta di Catanzaro sulle scommesse in Lega pro e le novità sul fronte campano. Se a qualcuno fosse sfuggito, su decreto della procura di Napoli, sono andate all’aria, all’alba, perquisite cassetto per cassetto la sede della Figc e la casa di Claudio Lotito,  grande elettore del presidente Tavecchio, grande frequentatore delle stanze dei bottoni del pallone, sedicente moralizzatore, ma con una strana attitudine a inciampare nelle inchieste, oltreché nelle parodie evocate dal suo gusto per il latinorum. Stavolta  si parla di sospetti di tentata estorsione: un’indagine partita a margine di una denuncia a seguito delle esternazioni sul calcio delle piccole squadre che non renderebbero economicamente abbastanza da meritare la massima serie.

E’ vero che qui si parla di calcio mentre i Giochi olimpici sono affare Coni/Cio, ma la Federcalcio fa parte del  Coni come tutte le Federazioni e – comunque - alla luce dei  fatti cui assistiamo,  per quanto ottimismo si possa sprizzare, non è semplice convincersi che dal combinato disposto tra la politica romana e lo sport italiano, per come emergono dal quotidiano vaso di Pandora, possa sortire un’Olimpiade all’insegna della massima trasparenza, non destinata a sfociare in un buco nero di debiti  (se non anche in una voragine di inchieste). Tanto più che tutti sanno che è manifestazione a rischio di far lievitare i costi, ben oltre i preventivi, anche in Paesi meno sospetti di noi agli occhi di Transparency international, vedi Londra 2012.

Non solo in un momento in cui la ripresa continua a stentare ballare sul Titanic di un’Olimpiade da organizzare pare un lusso azzardato, ma, viste le credenziali con cui ci presentiamo, si direbbe che neppure ci meritiamo una Roma 2024.

Ps. Qualcuno dirà che non sempre in passato le assegnazioni sono andate a chi meritava. Vero. Una ragione in più per non augurarsene una in queste condizioni.

 


10 giugno 2015

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