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Matteo Salvini e gli studi di settore

Matteo Salvini, leader della Lega Nord
Matteo Salvini, leader della Lega Nord

«In una situazione economica disastrosa come quella di oggi, secondo me gli studi di settore dovrebbero essere cancellati». Eccoci di fronte a uno dei cavalli di battaglia del leader della Lega Nord Matteo Salvini. Gli studi di settore sono lo strumento attraverso cui il Fisco stabilisce la capacità contributiva di liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese. Attraverso una serie di parametri prestabiliti, si determina un guadagno presunto su cui pagare le tasse. La critica è che questo tipo di imposizione fiscale- soprattutto con la crisi -  troppo spesso presume entrate molto più elevate di quelle reali.

Quello che Salvini dimentica di spiegare è che qualunque possessore di partita Iva, se ritiene che il suo reddito non sia congruo con le medie degli studi di settore, può chiedere di tornare al vecchio sistema, quello cioè di dichiarare semplicemente i ricavi reali della sua attività (da cui dipende il reddito), fosse un ristorante, una gioielleria, uno studio di progettazione e così via, esattamente come fanno milioni di contribuenti con il modulo 730. E dunque dove sta il problema? Non si sa. O forse si sa. Perché, come diceva Andreotti, spesso a pensar male si fa peccato ma s'indovina. Salvini non aggiunge mai che in caso di rinuncia agli studi di settore il contribuente può (ma non è automatico) essere convocato da un ispettore del fisco incaricato di verificare il reddito dichiarato.

Il problema, semmai, è sulla natura e sui metodi di questo accertamento. Oggi si viene chiamati a dimostrare che si guadagna meno della media degli studi di settore, in una sorta di dibattimento in cui l'ispettore agisce da pubblico ministero e il contribuente - metà difensore di sé stesso, metà Joseph K - deve invertire l'onere della prova. Sarebbe molto meglio che l'ispettore giungesse in loco, nella sede dell'attività, e verificasse di persona come funziona la "ditta", magari più giorni. Tutto questo non sempre avviene. Ma se un contribuente non ha nulla da nascondere, non dovrebbe temere un'ispezione del fisco, a parte la rottura di scatole. Male non dichiarare, paura non avere. A meno che non sia un evasore. Dunque quella di Salvini è una trovata demagogica, che finisce indirettamente per strizzare l'occhio ai "soliti noti". Padania libera! Se fosse possibile, anche dalle tasse, grazie...


30 aprile 2015

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