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Medioevo grillino

Molti dei commenti ai miei post sulla bufala dell'ineffabile vicepresidente della Camera Di Maio, che ha proposto di abolire i vitalizi dei parlamentari già aboliti nel 2012 (senza peraltro toccare quelli precedenti) mi hanno fatto pensare con orrore al ritorno in grande stile a una sorta di Medioevo politico-digitale. A nulla è valso spiegare per filo e per segno che dal 2012 le pensioni dei parlamentari, a parte i due anni di differenza con cui si può andare in pensione con una legislatura (65 anziché 67), sono in tutto e per tutto simili a quelle dei normali cittadini assunti dal 1996 col metodo contributivo. Il sentimento dell’antipolitica  è talmente forte che – al netto delle offese e delle ingiurie o di quelli che mi vorrebbero confinato in sagrestia a parlar non di politica ma del sesso degli angeli -  è stato tutto un eccepire, cavillare, divagare, ribadire e alla fine confermare le ragioni indimostrabili basate su uno specchietto per le allodole buono per far pressioni sulla fine anticipata della legislatura. In politica, in particolare per molti simpatizzanti per i Cinque Stelle, spesso i fatti non bastano. La credenza regna sovrana sull'evidenza, come nei secoli bui.

Già il clima millenaristico del sacro blog dovrebbe dirci qualcosa. Se aggiungiamo la tendenza a credere a qualunque cosa venga proferita dalla bocca del suo leader e dai suoi dirigenti, allora possiamo dire di essere tornati  in pieno all’età oscura (non certo a quel Medio Evo luminoso e sintomo di progresso di cui  ci parlavano Bloch e Braudel). Ecco così che si arriva a credere che i vaccini “vengano chiamati in causa quali intrugli responsabili di autismo e patologie varie, buoni solo ad arricchire Big Pharma”, come ha scritto sdegnato il Corriere della sera, cercando di ricondurre alla ragione la realtà dei fatti, o a organizzare congressi sulle scie chimiche, o ancora ad affermare che il “reddito di cittadinanza per tutti, fin dalla nascita”, sia possibile e non una solenne stupidaggine che ci renderebbe tutti ancora più poveri di quel che siamo in pochi mesi, sempre ammesso che sia praticabile. Anche questa storia della "moneta fiscale", nata con tut'altri presupposti dalle teorie di un gruppo di intellettuali e finita per diventare un escamotage per aggirare i vincoli di Maastricht è una sciocchezza bella e buona. Davvero qualcuno pensa che a Bruxelles farebbero finta di nulla? Già che c'eravamo si poteva ricorrere ai soldi del Monopoli.

La figura di Beppe Grillo, metà politico e metà cabarettista, dove non sai più dove finisce il politico e inizia il cabarettista, finisce per facilitare questo brodo di coltura, questo miscuglio incontrollato (o forse controllato) di credenze. Ecco che ci si beve qualunque svarione di un presidente del Consiglio in pectore convinto che Pinochet sia venezuelano e che il sociologo Luciano Gallino sia “l’eminente psicologo gallini”.

C'è questo fideismo digitale che mi sgomenta. Decide la Rete, ha ragione la Rete, dove passa di tutto e se qualcuno dice che Elvis è ancora vivo riceve migliaia di like in pochi secondi. E allora perchè non sostituire ai vaccini gli intrugli di ortiche e le uova di drago?

Qualunque decisione presa unilateralmente da Grillo e dalla Casaleggio & Associati viene avallata da un referendum digitale considerato più democratico di qualunque atto preso dal Parlamento, senza il minimo dubbio che forse si tratta di un referendum farlocco. Molte di queste credenze naturalmente difventano funzionali alla politica del movimento. Prendete la storia che la Chiesa non paga l'Imu. Non è vera, la Chiesa paga eccome l'Imu, non la pagano gli enti del Terzo settore, come le mense o gli ospizi Caritas, alla stessa stregua di un circolo Arci. Ma la fola è stata talmente metabolizzata che a molti grillini servirà per giustificare mentalmente il taglio brutale del 25 per cento ai finanziamenti alle scuole paritarie, comprese le materne della Fism e il Cottolengo che cura i bambini affetti da gravi disabilità, operato dalla sindaca grillina di Torino Appendino. Un'operazione così ideologica e anticlericale nella città di don Bosco - che affonda soprattutto il già precario mondo cattolico di servizi all'infanzia di Torino -  non l'avrebbero concepita nemmeno i veteromarxisti più viscerali o i radicali più accesi. Grillo ha sempre in bocca San Francesco e dice scherzando che "papa Francesco ci ha copiato il programma" ma intanto alla prova dei fatti i Cinque Stelle sono questa cosa qui: un taglio netto ai finanziamenti alle scuole paritarie, comprese quelle delle suore che si prendono cura dei bambini.

Se pensiamo che stiamo parlando non di una setta esoterica dell’anno Mille ma del primo partito d’Italia, capace di conglobare milioni di voti, allora viene spontaneo pensare a quanti danni, provocandone il rigetto, abbia prodotto la classe politica dell’ultimo ventennio, e forse anche di quello precedente.

 


30 marzo 2017

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