Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 17 aprile 2024
 

«Mio nonno morto per una frattura, solo e senza abbracci»

Caro direttore, una delle tante difficoltà da accettare in questo periodo è la distanza. Noi uomini siamo fatti di vicinanza, contatto e strette di mano, piccoli gesti entrati nella nostra quotidianità. Un abbraccio e la semplice vicinanza possono fare ancora di più per chi soffre, ed è quello che è venuto meno a molte persone in questo periodo, costrette a morire sole, non circondate dall’affetto dei propri cari. È la situazione che mio nonno ha dovuto subire, in seguito a un travagliato ricovero causato da una semplice caduta.

Una frattura curabile, che si poteva risolvere in breve tempo, ma che gli è costata la vita. Comprendo le numerose difficoltà che i medici, gli infermieri e l’organizzazione sanitaria tutta sta affrontando, ma oltre al Covid-19, purtroppo, ci sono molte altre malattie e pazienti che abbisognano di altrettante cure. Sarebbe basta la vicinanza di un solo familiare, una semplice carezza, una piccola parola sussurrata all’orecchio per effondere coraggio, supporto e consolazione. Ma nulla, per i medici questo sembra un mero capriccio dei parenti, bisogna rispettare un regolamento dove si vieta in tutti i modi la presenza di anche un solo familiare accanto al paziente. Se la presenza di questo supporto non fosse mancata, probabilmente potrei ancora abbracciarlo, forse non si sarebbe lasciato andare… o forse sì. Come si può andare avanti con il rimorso? Il perdono per quello che è accaduto non arriverà mai. Ad maiora semper, nonno!

DOMENICO M.

Man mano la situazione si va normalizzando. Da qualche giorno sono possibili le visite nelle Rsa, rispettando comunque le regole e i protocolli previsti. Purtroppo la pandemia ha costretto a essere severi nel non permettere le visite, per evitare contagi e morti, e a mettere talvolta in secondo piano altre patologie. Penso che, in generale, gli operatori sanitari hanno dato il massimo per mettere in contatto i malati e gli anziani con i propri cari, usando anche la tecnologia. Non è colpa di medici e infermieri se non ci si è potuti abbracciare, se non si è potuta dare una carezza. Un buon numero di loro, peraltro, si è ammalato e ha addirittura perso la vita. Tuo nonno poteva essere ancora in vita se avessi potuto incontrarlo, caro Domenico? Non lo sappiamo. Tuttavia non c’è motivo di provare rimorso per ciò che è avvenuto senza colpa. La nostra fede ci assicura che i nostri cari ora riposano in Dio. Ci perdonano ogni eventuale mancanza, perché ora ci possono comprendere  no in fondo.


28 maggio 2021

 
Pubblicità
Edicola San Paolo