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lunedì 13 luglio 2020
 

Non diamo pretesti a chi soffia sul fuoco

Lo scorso 31 luglio è stata una data importante, vista la partecipazione di circa ventimila fedeli musulmani alle Sante Messe in Italia. Abbiamo visto immagini, anche sul vostro settimanale, di abbracci, strette di mani, messaggi congiunti tra preti e imam. Nella settimana successiva, però, sono successi alcuni spiacevoli fatti: in una chiesa di Venezia qualche islamico ha oltraggiato il crocifisso e profanato l’Eucaristia. Inoltre, il presidente Piccardo dell’Ucoii ha reclamato anche la poligamia come un diritto, allo stesso modo delle unioni civili. Di tutto ciò, ci sono stati solo veloci passaggi sulla stampa. E, soprattutto, nessuna presa di posizione da parte di coloro che la domenica precedente avevano partecipato alle Messe, acclamando la fratellanza tra le religioni. Io credo che una reale volontà di collaborazione si debba dimostrare sempre, altrimenti alcune manifestazioni appariranno sterili e opportunistiche.

Su quanto sarebbe successo in una chiesa di Venezia è bene essere cauti. A suggerirlo è lo stesso parroco, che ci tiene a precisare: «Provocazioni sono state compiute, ma non so quanto consapevoli e proprio per questo non vogliamo enfatizzare, tanto meno strumentalizzare». Nella sua chiesa passano ogni giorno centinaia di visitatori di tutte le religioni. Un caso isolato, magari a opera di un esaltato o fanatico, non può dare l’avvio a guerre di religione. Tanto meno inficiare il faticoso ma proficuo cammino che s’è avviato tra appartenenti delle diverse religioni per condannare il terrorismo e promuovere la pace. Non diamo pretesti a chi vuol soffiare sul fuoco.


01 settembre 2016

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