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Giornalista

Non solo Falcone: Rocco Dicillo

Premessa: il 23 maggio il blog si è preso l'impegno a far sì che  l'anniversario di Capaci non fosse solo l'anniversario della morte di Falcone, ma anche ricordo delle persone che sono morte con lui. Continuiamo: con Rocco Dicillo

Sono passati decenni e ancora non abbiamo capito come si scriva il cognome di Rocco Dicillo
, molte volte è ancora Di Cillo. Segno che nemmeno la più eclatante delle stragi impresse nella nostra memoria è bastata imporci la certezza del ricordo.

Vent’anni dopo Capaci, uno speciale televisivo, ha affidato parte della memoria di quel tempo, alla lettura a voce alta, professionale, di una intensa cronaca dei funerali, quella scritta a caldissimo da Giuseppe D’Avanzo. In quella cronaca, nella concitazione delle prime ore, due nomi degli agenti su tre erano sbagliati, perché così li avevano battuti i primi dispacci d'agenzia. Capita mentre gli eventi accadono. Dà da pensare però il fatto che l’errore sia rimasto tale nella lettura di vent’anni dopo,  segno che i nomi veri, giusti, non sono passati nella memoria corrente dello speaker che ha registrato l’audio, né in chi l’ha sentito.

Il nome di Rocco Dicillo dei tre era l'unico esatto. Ma per molti Rocco è ancora solo un nome, per altri neanche quello. Quel che resta di lui è ciò  che  Fabrizio De André ha descritto in una canzone scabra che si chiama  la Ballata dell’eroe: una medaglia alla memoria che non colma il vuoto rimasto accanto alla donna che l’ha amato. L'eroe di De André era ignoto, ma avrebbe potuto essere Rocco.

Rocco Dicillo aveva trent’anni ed era un uomo bellissimo: occhi azzurri e barba scura. In quel periodo nel maggio del 1992, non era assegnato sempre alla scorta di Falcone, di solito proteggeva padre Ennio Pintacuda, il sacerdote che avrebbe dovuto celebrare il 20 luglio 1992 il matrimonio tra Rocco e Alba Terrasi.

Di lui si tramandano con discrezione due racconti per certi versi antitetici che però uniti restituiscono probabilmente una parte di lui com'era: uno è il ricordo privatissimo del grande amore e dell’immenso dolore, che Alba per lungo tempo ha tenuti soltanto per sé. L’altro è una biografia scarna e un po’ burocratica, scritta in quella che Italo Calvino chiamava l’antilingua dei verbali.

Da lì si capisce che Rocco Dicillo, che aveva lasciato gli studi universitari per entrare in Polizia, era uno degli uomini che hanno sventato il 21 giugno del 1989 il primo attentato alla vita di Giovanni Falcone, sulla spiaggetta della villetta affittata dal magistrato all’Addaura: segno che Rocco Dicillo aveva visto in faccia il rischio del suo lavoro. Alba, alla fine, l'ha riconosciuto dalle mani. Rocco non era siciliano, era nato il 13 aprile del 1962 a Triggiano in provincia di Bari che nel giugno di ogni anno gli dedica una Biennale d’arte, con il sottotitolo "cittadini a regola d’arte". Quello che non siamo diventati, se non abbiamo imparato nemmeno a ricordare.  


03 luglio 2014

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