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martedì 28 maggio 2024
 

Il povero ha un nome, Lazzaro; il ricco, no: ecco il perché

La riflessione per giovedì 9 marzo - Parola del giorno: Luca 16,19-31

La famosa parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro non ha bisogno di essere raccontata perché tutti noi la conosciamo a memoria poiché fa parte di quelle storie che ormai popolano l’immaginario collettivo al di là se si è o meno credenti. Ciò che colpisce del Vangelo di oggi non è il karma della storia dove alla fine chi soffriva gode e chi godeva soffre, ma bensì l’anonimato del ricco. Il povero ha un nome ed è Lazzaro, il ricco non ha nessun nome perché forse in questo modo ciascuno di noi può identificarsi con lui.

Ma potrebbe esserci anche un’altra chiave di lettura: il ricco non ha un nome perché il suo modo di vivere lo ha cancellato. Quando si dipende troppo dalle cose di questo mondo si perde se stessi. Possiamo talmente tanto diventare materialisti da perdere la nostra anima, la nostra vera identità, il nostro vero destino. Le cose materiali servono a farci vivere ma non possono mai prendere il posto di Dio. Se da una parte ci rassicurano perché danno una soddisfazione immediata, è vero anche che a lungo andare queste cose possono disumanizzarci, renderci meno capaci di umanità. Non a caso mostrano più umanità i cani che leccano le ferite del povero, che questo ricco che nemmeno si accorge della presenza di questo affamato sotto la sua tavola. Dopo la morte le cose si capovolgono, e quest’uomo vuole che Abramo mostri l’umanità che egli non ha mai mostrato di avere: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura”. Ma non c’è più possibilità di cambiare le cose dopo questa vita perché la morte rende tutto irreversibile: “coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi”. Tornano allora le parole sagge scritte sulla porta di una Chiesa di Roma: “facemo bene adesso che c’avemo tempo”. Che tradotto significa ricordiamoci di essere umani finché ne abbiamo il tempo, magari potremmo morire ricordando il nostro nome.


08 marzo 2023

 
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