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domenica 20 settembre 2020
 
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Pasqua: luce che rischiara

Pietro uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. [...] [Pietro] entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Giovanni 20,1-9

È il primo giorno della settimana, il terzo di una pena grandissima per gli amici del Signore Gesù. All’improvviso però è diventato il primo giorno di un tempo nuovo che riconduce tutti all’inaspettata festa di una nuova creazione: nella “prima creazione” le tenebre e l’abisso ricoprivano la terra e c’erano solo buio e vuoto. Ma quel buio, quel vuoto, quell’abisso senza vita e speranza sono ora nel cuore di Maria di Màgdala e dei discepoli del Signore che «non avevano ancora compreso la Scrittura» e dunque la potenza creatrice e salvatrice di Dio.

Tutto insiste verso questo “vuoto”. Il sepolcro è vuoto, l’intelligenza si è svuotata della speranza: non è più utile allora andare avanti sulle orme del Maestro. Pietro ha nel cuore un abisso di tenebra tale che non sa interpretare i segni che gli stanno sotto gli occhi. Solo Giovanni “vede e crede”. Solo l’amato, che ha visto morire il suo Signore, ha la forza di non rimanere nel buio e di risvegliarsi presto da quel senso di speranza in lui andata a vuoto, dal sentirsi tradito: Giovanni ha contemplato il fianco aperto di Gesù dal quale sono scaturiti sangue e acqua, torrente di misericordia che lava il cuore e gli occhi dell’uomo perché possano vedere e contemplare le meraviglie di Dio continuamente poste nella storia umana, perché la fede sia viva o si ridesti al di là di ogni delusione.

LA GIOIA DELLA CHIESA.

Così è proprio il più giovane tra gli amici del Signore a destarsi per primo dal sonno dello scoraggiamento, a correre più veloce, a credere e a testimoniarci di aver creduto: non invano, poiché la sua gioia è oggi anche la gioia della Chiesa. Oggi nasce l’uomo nuovo: Gesù è l’Uomo nuovo e vero, l’uomo vissuto, morto e risorto per amore dell’intera umanità. Nessuno ha un progetto più grande del suo: dare la vita per i propri amici (cfr. Gv 15,13).

È un progetto che può realizzarsi perché fondato nella sua obbedienza al Padre: e così l’umanità tutta è chiamata a essere “figlia” di questa obbedienza, termine di un amore immenso, che non esclude nessuno, ma tutti abbraccia nell’immensa misericordia di Dio. Oggi non andiamo più «al sepolcro» e non c’è più «buio». Il Signore non è “chissà dove”, ma è vivo in noi che ancora corriamo: non verso una tomba, bensì verso il mondo rinnovato e che vive ormai nella speranza di una vita nuova che i discepoli del Signore proclamano, attraverso la loro missione.

Chiediamo di avere gli occhi aperti e il cuore colmo di stupito coraggio di fronte alla luce nuova che rischiara tutta la creazione. La Pasqua del Signore, oggi e per sempre, coinvolge la Chiesa e le chiede di assumere in sé questo stile di vita nuova che si manifesta e si alimenta di una generosità nuova, di una nuova fraternità e solidarietà, che è gioia per il mondo e agli occhi stessi di Dio.

card. Dionigi Tettamanzi


14 aprile 2020

 
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