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mercoledì 24 aprile 2024
 

«Esiste ancora il divieto dei funerali in caso di morte per suicidio?»

 

Caro direttore, sono rimasta molto dispiaciuta quando ho scoperto che le persone che si suicidano non hanno diritto a un funerale e nemmeno a una preghiera che possa essere un momento di raccoglimento, come accade invece per tutte le altre persone sulle cui anime, di norma, si prega prima di seppellirle. Io lo trovo molto ingiusto e anticristiano: non dovremmo avere pietà di chiunque? Non dovremmo astenerci dal giudicare il gesto di ammazzarsi da soli, per quanto in contrasto con il concetto di vita come dono del Signore? Non dovremmo, fino all’ultimo, essere capaci di amarci gli uni gli altri?

Bernadette

 

 

 - Don Stefano:

Cara Bernadette, grazie a Dio le cose non stanno proprio così. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 2.283, dice che «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita». Togliersi la vita è certamente negare un dono che Dio ci ha fatto nel tempo, o meglio è il non riconoscere più la vita come un dono.

Lo stesso Catechismo afferma la gravità del suicidio (cfr. nn. 2.280 e seguenti), ma allo stesso tempo è sensibile alle cause che possono portare a suicidarsi quando dice che «gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida» (n. 2.282). La Chiesa, e tutti noi, dobbiamo sperare che la misericordia di Dio superi l’atto supremo del suicidio. Perciò la prassi è quella di celebrare i funerali in chiesa anche in caso di suicidio, presumendo che chi giunge a questo gesto estremo manchi delle due condizioni necessarie per compiere un peccato mortale: la “piena avvertenza”, cioè una coscienza esente da pressioni interne o esterne (soggettivamente insuperabili) di quello che si sta per fare, e il “deliberato consenso”, cioè la volontà piena e incondizionata di compiere l’atto in odio alla vita. La Chiesa lascia solo a Dio il giudizio ultimo e definitivo sulla persona e la affida alla sua misericordia anche con la Messa di esequie.

 


12 maggio 2023

 
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