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lunedì 22 aprile 2024
 

Per una cura degli anziani umana ed efficace: via al dibattito

Caro direttore, ho letto con interesse l’allegato della settimana scorsa al suo giornale, “La Carta dei diritti degli anziani” a cura della Commissione ministeriale dell’assistenza sanitaria e socio sanitaria della popolazione anziana. Come non essere d’accordo sull’enunciato dei suoi tre punti principali: rispetto della dignità della persona, anche nella terza età; assistenza responsabile; una vita attiva di relazione.

Penso che questa sia la strada. Le persone anziane, nella nostra fondazione, vengono chiamate “Fratelli e Sorelle Preziosi” proprio per questo. Il sistema delle Rsa in Italia è però molto variegato, ci sono strutture eccellenti e altre decisamente problematiche. Senz’altro è utile e necessario un intervento che precisi a livello nazionale gli standard obbligatori e anche i sistemi incentivanti che possano premiare le gestioni esemplari. La Fondazione Maffi, che presiedo da anni, sta promuovendo una sorta di “rivoluzione nella cura delle fragilità” che ha al suo centro proprio la dignità delle persone.

Ecco perché mi sento in accordo con i principi della Carta dei diritti degli anziani. Un po’ meno d’accordo sono sul modo in cui vengono presentati gli “esempi e considerazioni” o le “storie di vita vera”. In entrambi i casi si parla solo di situazioni reali e spiacevoli in cui le Rsa sono diventate delle prigioni, in cui figli o nipoti, supportati da amministratori di sostegno poco corretti, hanno puntato all’interdizione del parente per averne un beneficio economico. Si tratta ahimè di situazioni scandalose e che vanno stigmatizzate. Ma siamo proprio sicuri che esse siano la norma? Di fronte a un problema tutt’altro che semplice, quello degli anziani non autosufficienti nel nostro Paese, in presenza di una società liquida, frammentata e individualista, di anziani ricchi e di altri poveri, di strutture socio sanitarie diverse per caratteristiche e missione, di risorse pubbliche limitate, la tentazione può essere di operare un taglio deciso. Ma così non si fa il bene delle persone, prima di tutto proprio degli anziani che vogliamo difendere.

Se tutto quanto la Carta propone a livello di principi è auspicabile e opportuno, crediamo che per non cadere in una visione “utopica” sia necessario parlare anche di risorse e di interventi che siano premianti per chi agisce in modo corretto. FRANCO FALORNI PRESIDENTE FONDAZIONE CASA CARDINALE MAFFI ONLUS

Con il numero di Famiglia Cristiana del 26 giugno 2022 ho ricevuto in allegato “La Carta dei diritti degli anziani”. L’ho letta con attenzione, l’ho diffusa tra familiari e amici, ho apprezzato lo sforzo e la riflessione della commissione ministeriale, ma temo rimanga un documento ben scritto, apprezzato solo da chi già si interroga su come restituire dignità a chi è più fragile. Come far arrivare queste riflessioni ai medici, agli infermieri, ai direttori sanitari, a chi si occupa di preparare e formare gli operatori sanitari?

La commissione per le politiche in favore della popolazione anziana che si è ispirata a questo documento per dare concretezza alla riforma dell’assistenza sanitaria come intende dare concretezza a questi principi? Non c’è tempo da perdere... E.O. Il cantiere “cura degli anziani” per noi a Famiglia Cristiana è sempre aperto. Oggi la popolazione anziana in Italia e in Europa è oltre il 20% ed è in rapida crescita. Di fronte ai casi di cronaca di alcune Rsa che all’acme del contagio nel 2020 registravano picchi di contagio e molti morti, è evidente che l’epidemia ha aumentato l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità sanitarie su un sistema di assistenza in evidente difficoltà, a partire da quello territoriale.

Uno Stato che si rispetti non può fallire nel debito che esso, insieme a tutta la società, ha verso chi vive nella terza età un tempo di fragilità, dopo aver contribuito nel corso della sua vita all’edificazione della società stessa e del benessere economico. Ho scelto due tra le varie lettere giunte nella mia casella di posta elettronica in seguito alla pubblicazione in allegato a Famiglia Cristiana n. 26 della “Carta dei diritti degli anziani e dei doveri della comunità” (questo il nome completo) da cui – e ne siamo contenti se accadrà! – può sorgere un utile dibattito che coinvolga tutta la società civile e chi si occupa in prima persona della questione, in modo organizzato e professionale o come parente di un soggetto anziano.

La Carta è un importante documento curato dalla Commissione ministeriale per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, avviata nel settembre 2020 dal ministro della Salute Roberto Speranza e presieduta da monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della pontificia accademia per la vita, e composta da 15 esperti in varie materie attinenti alle problematiche che vi sono sottese.

Un’iniziativa sollecitata al Ministro dallo stesso monsignor Paglia che, in un loro incontro vis-à-vis, hanno iniziato una interessante collaborazione tra la Chiesa e le istituzioni pubbliche, animate dallo stesso desiderio di bene. L’intesa nata da un colloquio personale tra i due ha colto quasi due anni fa che il re è nudo: l’esperienza mostrava infatti che, in vista di una auspicabile riforma, era necessario un approccio nuovo verso la cura e l’assistenza degli anziani da enucleare in una “Carta” di principi ispiratori, composta di diritti e doveri, perché a ogni diritto corrisponde un dovere.

Ringrazio, dunque, il dottor Franco Falorni, presidente della Fondazione Casa Cardinale Maffi – Onlus di Cecina (Livorno), e la signora E.O., che solleva questioni che la interessano direttamente avendo avuto come familiare di un parente anziano un’esperienza negativa in un ospedale della Lombardia. Essi rappresentano due mondi che ci sono particolarmente cari e che sono chiamate a collaborare strettamente: le strutture assistenziali e le famiglie.

Queste lettere ci danno lo stimolo e l’occasione per approfondire nei prossimi numeri la situazione degli anziani in Italia e soprattutto le prospettive di assistenza, dove occorrono strumenti approfonditi di analisi per non buttare via il bambino (le Rsa) con l’acqua sporca (i casi conclamati di malasanità in quelle strutture) e per capire – concretamente, senza prese di posizione ideologiche e tenendo conto delle disponibilità economiche –, come l’assistenza territo- riale, che in alcune Regioni durante la pandemia hanno chiaramente “bucato”, possa essere implementata e affiancata efficacemente alle Rsa. Con un sistema premiante per queste ultime, che implicano controlli di adesione a standard minimi da parte delle autorità pubbliche. Sono temi questi che ci stanno davvero a cuore.


22 luglio 2022

 
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