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domenica 26 giugno 2022
 

Perché l'Isis taglia le teste

Un'immagine del video diffuso dai terroristi con l'assassinio dell'inglese David Haines.
Un'immagine del video diffuso dai terroristi con l'assassinio dell'inglese David Haines.

La quarta decapitazione a opera dei boia dell'Isis, quella del cooperante inglese David Haines, dovrebbe forse indurci a una più attenta riflessione sugli scopi che i terroristi islamici perseguono con questo genere barbare condanne a morte, soprattutto con la loro ampia pubblicizzazione attraverso il Web.

Certo, loro dicono di aver ucciso i due giornalisti americani e l'inglese per rispondere agli attacchi militari degli Usa e al fatto che la Gran Bretagna ha fornito armi ai curdi. Ma non possono essere così stupidi da non sapere che l'assassinio di James Foley, Steven Sotlof e David Haines, e del soldato libanese Alì al-Sayyef, spingerà semmai i Governi di Usa e Gran Bretagna a intervenire ancor più, e le opinioni pubbliche dei loro Paesi ad appoggiarli in modo più sicuro e massiccio. Insomma, le decapitazioni, da questo punto di vista, vanno contro gli interessi strategici e tattici dell'Isis.

Allora perché lo fanno? Intanto, le attuali guerre in Medio Oriente sono segnate dalla crudeltà: pensiamo ai gas usati dall'esercito di Assad, ai massacri di civili che le opposizioni armate siriane hanno realizzato anche a Damasco con le auto-bomba. Pensiamo a quanto succede in Iraq da un decennio, con la perpetua strage di civili.

Ma al di là di questo orribile contesto, il gesto dell'Isis secondo me è rivolto più alle masse dei Paesi arabi che a quelle dei Paesi occidentali. Uccidendo in modo così abominevole e pubblico, l'Isis manda loro un messaggio: non abbiamo paura di Obama, non abbiamo paura della Gran Bretagna, non abbiamo paura di nessuno. 

Anche questo fa parte del contesto locale. Ricordate quanto fu arrogante nel 2003, nella sua sfida agli Usa persa in partenza, Saddam Hussein, che pure non aveva armi di distruzione di massa? E quelli di Hamas? L'Isis non fa che ripetere certi atteggiamenti.

Ma c'è altro. Secondo me, di nuovo, le decapitazioni, con la sfida che contengono, servono anche a nascondere il fatto che invece la paura c'è. Perché l'Isis, per quanto sia temibile, è un bersaglio fisso: può muoversi ma solo all'interno di un determinato territorio. E questa è il vantaggio maggiore che si possa concedere a una coalizione che non vuole impegnare truppe a terra ma che dispone di tutti i mezzi più moderni per fare la guerra dall'aria.

Lo si è visto bene con la diga di Mosul e la città di Amerli, entrambi in Iraq. L'Isis aveva preso la diga e cinto d'assedio la città, ma sono bastate poche incursioni americane, e un'operazione via terra delle truppe irachene, per allontanare i miliziani islamici.

Se si fermano sono perduti, quelli dell'Isis. E per quanto possano spostarsi, il territorio che controllano è limitato e quasi interamente piatto e desertico. L'ideale per chi voglia colpirli dall'alto. Le decapitazioni servono, nei loro piani, non a scoraggiare noi ma piuttosto a "fare coraggio" ai loro. Tutt'al più, a richiamare qualche nuova recluta del terrore.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

14 settembre 2014

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