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venerdì 27 maggio 2022
 
Cibo e Salute Aggiornamenti rss Giorgio Calabrese
Nutrizionista dell'Università Cattolica

Pesce d’acqua dolce può nascondere parassiti

Ci occupiamo stavolta di un caso poco usuale di intossicazione alimentare da pesce  d’acqua dolce, cioè di lago o di fiume. In genere siamo abituati a pensare ai problemi del pesce di mare causati, per esempio da metalli pesanti reperiti in mare aperto e accumulati nel tempo, soprattutto dai pesci di grossa taglia. Un altro problema è causato da microrganismi che contaminano il pesce e passano nell’uomo specie se mangiato crudo.
Questa volta un problema simile è toccato a un pesce d’acqua dolce come la tinca. Infatti poco tempo fa, durante un evento enogastronomico, sono rimasti intossicati da un raro verme parassita di pesci di acqua dolce, alcuni politici della Valle d’Aosta, tra cui  l’assessore al Turismo, oltre a due sindaci, e 20 persone sono finite in ospedale per una parassitosi delle vie biliari. mentre altre 80 sono state a rischio contagio. L’infezione è stata provocata da una sfiziosa quanto micidiale tartare di tinca marinata al profumo d’arancia, pepe rosa e aneto su misto di verdurine. Ricordiamo che la marinatura non disinfetta.
Causa dell’infezione è stato il Clonorchis sinensis, un parassita che si sviluppa nei pesci d’acqua dolce (in particolare nei Ciprinidi come carpe e tinche). In genere a essere infettati sono cani, gatti e topi, ma può capitare anche all’uomo. Il parassita entra nel fegato e nelle vie biliari provocando lesioni difficilmente diagnosticabili. I sintomi  possono essere l’ingrossamento del fegato, la colicistite, ittero e febbre. Per scongiurare pericoli nella somministrazione “a crudo”, le tinche, come tutti gli altri pesci, devono essere congelate a –20 gradi per almeno 24 ore oppure scottate a 65 gradi per un minuto.


04 gennaio 2011

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