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venerdì 28 febbraio 2020
 

Prima segni, poi giochi bene

Il croato Brozovic esulta dopo il gol segnato. Così è partita la rimonta dell'Inter (Epa/Matteo Bazzi)
Il croato Brozovic esulta dopo il gol segnato. Così è partita la rimonta dell'Inter (Epa/Matteo Bazzi)

QUEGLI ASPETTI PARADOSSALI CHE SFIDANO IL BUON SENSO

Le regole della logica subiscono strane metamorfosi una volta fatte atterrare su un campo da calcio. Secondo il buon senso, un gol dovrebbe essere l’esito di una bella azione, e comunque il premio con cui viene ripagata una squadra che sta giocando meglio dell’altra. Ma la razionalità nel calcio ha un valore ridotto, che spesso viene riassunto nel motto “la palla è rotonda”, a indicare che un quid di casualità è sempre presente sul rettangolo di gioco e può sovvertire l’ordine naturale delle cose.

Quanto è successo domenica sera allo stadio Meazza durante il derby di Milano è un limpido esempio della “rotondità” del pallone. C’era una squadra, il Milan, in vantaggio di due reti e in pieno controllo del match, poi subisce il gol di Brozovic - disperatamente cercato, inaspettato, ma non meritato fino ad allora dai nerazzurri - e la partita subisce una metamorfosi. Ora è l’Inter a impossessarsi delle chiavi del derby, con la furia agonistica tanto desiderata dal mister Conte, e nel giro di 40 minuti ribalta il risultato da 0-2 a 4-2. Solo dopo la prima rete, avvenuta a inizio ripresa, i nerazzurri hanno iniziato a imporre corsa, gioco e pressing, meritando la vittoria finale. Quindi il gol è servito all’Inter a trovare bel gioco e convinzione, non il contrario come vorrebbe il buon senso. Al tutto si aggiunga che nel Dna dell’Inter è presente una buona dose di pazzia, una specie di instabilità psicologica che, nel bene e nel male, la porta a ribaltamenti improvvisi di umore e di risultati. Se vogliamo aggrapparci a un luogo comune, è il bello del calcio.

I 3 punti del derby servono all’Inter per agganciare la Juventus in testa alla classifica. I bianconeri si sono arresi alla squadra più in forma del campionato, il Verona, il cui monte stipendi complessivo è inferiore a quanto percepito dal solo Cristiano Ronaldo. Anche questo sembra un sovvertimento delle leggi del mondo, ma dovrebbe rallegrarci sapere che non sempre vince chi è più forte economicamente.


10 febbraio 2020

 
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