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venerdì 19 agosto 2022
 

Profondi interrogativi

La pagina di Facebook Essere genitori si sta avviando verso i 33.000 iscritti, a significare la centralità di un tema vicino alla vita quotidiana di tanti e tante.

Negli ultimi giorni gli argomenti si sono fatti intensi. Non mancano messaggi leggeri (che ci vogliono), ma a questi si sono alternati interrogativi che possiamo definire profondi. Non vogliamo dire se sono da Facebook o no; ci preme sottolineare che se vengono a galla in una “comunità”  come quella della nostra Pagina significa che sono davvero pressanti.

Uno di questi temi è rappresentato dalla problematica della vita, e, più concretamente, cosa fare se so che la nuova vita che porto in grembo patisce di una qualche malattia o può nascere malato. L’argomento, come si denota, è grave nel senso che ha un peso morale, umano, notevole. Ne è nata una discussione vivace perché siamo evidentemente in presenza di un qualcosa che abbraccia tutta la visione esistenziale del singolo e della società.

Molta confusione può derivare dal dubbio e dalla nebulosità a sua volta proposta dalla superficialità con cui spesso questi “nodi” sono affrontati. Non uno, ma diversi sono i personaggi che hanno saputo donare tanto all’umanità, le cui madri, trovandosi di fronte al dubbio che il figlio fosse malato hanno preferito continuare la gravidanza. C’è qualcosa di sacro, che è la vita: dono e non proprietà. E c’è un qualcosa di terribilmente palese: è assai peggio la sofferenza della non nascita che una nascita in forse di malattia.

Anche in forza di queste affermazioni, ho potuto scrivere: «Quel che cresce sotto il cuore della mamma è una persona diversa da mamma che la mamma può proteggere e aiutare non per egoismo ma perché si è generosi verso una nuova vita che non è lei. E questa nuova vita va protetta. È un altro quello che sta crescendo e aspetta il benvenuto. È così vero questo che sin dall’annidamento si crea un dialogo tra madre e figlio che andrà ben oltre la nascita».

Sono problematiche delicatissime, da affrontare nel tempio della propria coscienza illuminata però dall’oggettività dell’esistenza altrui e quindi adeguata al vero della vita che bussa al mondo.


21 gennaio 2011

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