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sabato 11 luglio 2020
 

Quale Chiesa senza il Vaticano II?

A conclusione del Vaticano II si parlava della “nuova primavera” della Chiesa. Cosa si intendeva con quelle parole, e dov’è questa primavera? A me sembra di vivere l’“inverno” della Chiesa. Ogni anno diminuiscono le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa; moltissime parrocchie sono senza sacerdote; i giovani dopo la Cresima non frequentano più l’oratorio; le confessioni sono in forte calo e la gente si comunica senza confessarsi; non c’è più il senso del peccato; i matrimoni religiosi diminuiscono di anno in anno... Non mi sembra proprio una “primavera”! L’altro giorno, osservando piazza San Pietro gremita di una gran folla che gridava «Viva il Papa», mi sono chiesto: ma poi quanti di questi mettono in pratica i suoi insegnamenti? Mi sono ricordata dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme quando la folla l’osannava, agitando ramoscelli di ulivo. Ma poi le stesse persone hanno gridato: «Croci‚figgilo».

BENITO V. 

Il Vaticano II è stato una delle più grandi rivoluzioni dall’inizio del cristianesimo. L’espressione «primavera della Chiesa» stava a indicare quella forte novità che qualcuno ha definito una “rivoluzione copernicana”. La Chiesa, spesso diffidente e ostile alla società, si è aperta al mondo con fiducia e ottimismo. Ha ripreso a camminare assieme all’umanità, condividendone gioie e speranze, ma anche tristezze e angosce. Il cammino di rinnovamento non è stato facile, a causa di irriducibili resistenze e sterili nostalgie del passato. Il bilancio che tu fai, caro Benito, è tutto negativo. Ma ignori quanto fermento e quanta vitalità esistono oggi, pur tra mille difficoltà e intoppi. Inoltre, in tempi di così rapidi e profondi mutamenti sociali, chiediti, che ne sarebbe stato della Chiesa, senza il Concilio?


14 luglio 2016

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