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giovedì 25 luglio 2024
 

Quando la recita del Credo rende perplessi

Caro don Stefano, nella comunità cristiana cui appartengo il nostro parroco, durante la recita del Credo, fa una pausa di silenzio quando dovrebbe dire: «Credo nella Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica». Ci ha spiegato che lui pensa che la Chiesa non sia una, non sia santa (ma anche peccatrice), non sia cattolica (nel senso di romana) e anche la tradizione apostolica potrebbe essere discussa. Io continuo a dire ad alta voce la formula, ma sono in crisi. UNA LETTRICE

La nostra fede è sempre in cammino e lo sarà finché avremo respiro su questa terra. Forse, addirittura, il dubbio ne costituisce il motore, perché ci dice che essa fa i conti con l’assenza dello Sposo, cioè di Gesù, che va continuamente cercato e non è mai definitivamente dato fino all’incontro definitivo con Lui. Marcel Proust, scrittore francese non credente, diceva in senso laico che «l’assenza è, per colui che ama, la più sicura, efficace, viva indistruttibile e fedele delle presenze». Per questo gli articoli della nostra fede vanno continuamente letti, approfonditi, pregati. Se mi meraviglia, quindi, l’atteggiamento del tuo parroco, ti consiglio, per confermarti nel tuo cammino, di rileggere quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito della Chiesa.

In particolare il n. 811 suona così: «Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, Una recita del Credo monca che rende perplessi cattolica e apostolica. Questi quattro attributi, legati inseparabilmente tra di loro, indicano tratti essenziali della Chiesa e della sua missione. La Chiesa non se li conferisce da se stessa; è Cristo che, per mezzo dello Spirito Santo, concede alla sua Chiesa di essere una, santa, cattolica e apostolica, ed è ancora lui che la chiama a realizzare ciascuna di queste caratteristiche». E il n. 812 chiosa: «Soltanto la fede può riconoscere che la Chiesa trae tali caratteristiche dalla sua origine divina»


05 dicembre 2022

 
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