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giovedì 21 novembre 2019
 

Quegli insulti a Silvia Romano: diciamo no al "cattivismo"

Amatissimo direttore, trovo vituperosi gli insulti alla giovane 23enne Silvia Romano, la volontaria sequestrata in Kenya. Da «Ennesima oca» a «Speriamo che tutti i buonisti pro clandestini facciano la stessa fine» a «Una in meno in Italia». Attacchi crudeli e incivili che determinano una vera mancanza di cultura in materia di volontariato e di solidarietà. Secondo me la nostra società ha raggiunto il massimo del progresso tecnologico che paghiamo con un progressivo impoverimento-imbarbarimento umano, morale e spirituale. Ben venga, in tempi di democrazia, chi la pensa diversamente, ma non i tiri bassi, meschini, triviali… quelli fanno parte della mediocrità che non edificano la persona, alimentano solo la cattiveria, il volgare cinismo. Ricordiamoci che il volontariato è la più nobile qualità che può esprimere un essere umano nei confronti di chi è meno fortunato.

FRANCO PETRAGLIA - Cervinara (Av)

Abbiamo già denunciato nel numero scorso questi vergognosi attacchi contro Silvia Romano, ma vale la pena ritornarci per una breve riflessione. Prima di tutto l’augurio è che Silvia venga al più presto liberata. Per questo impegniamoci tutti a pregare. Riguardo agli insulti incivili nei suoi confronti, penso che sia uno dei segni del degrado spirituale e culturale in cui siamo immersi. Soprattutto nascosti dietro un cellulare o un computer, molti concittadini danno il peggio di sé. Silvia, invece, rappresenta la nostra gioventù migliore, capace di mettersi in gioco con generosità, di donare sé stessa anche solo «per far sorridere i bambini e giocare con loro».

E allora mi viene da dire: basta con il “cattivismo”, con le offese gratuite, con gli insulti meschini. Mi appello soprattutto ai cristiani: cominciamo a dare l’esempio in positivo, sia quando interveniamo a viva voce, sia quando scriviamo su Internet e sui social, mettendo in pratica quanto raccomanda san Paolo: «Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano... Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Efesini 4,29-32).


07 dicembre 2018

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