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sabato 28 maggio 2022
 
Cibo e Salute Aggiornamenti rss Giorgio Calabrese
Nutrizionista dell'Università Cattolica

Quei geni dei giapponesi per digerire il sushi

Il sushi è diventato un piatto quasi italiano, soprattutto per i giovani. Ma spesso, dopo  averlo consumato, il nostro apparato digerente protesta. Perché? Perché per digerire il  sushi ci vogliono i giusti geni. Infatti, secondo un recente studio, la flora intestinale dei  giapponesi sarebbe in grado di produrre un enzima specifico per l’assimilazione del piatto nazionale. I giapponesi li hanno questi geni, fabbricati da intere generazioni, noi no! Un recente studio condotto in Francia ha infatti evidenziato come i batteri intestinali dei giapponesi siano in grado di produrre enzimi specifici per la digestione delle alghe utilizzate nella preparazione del sushi.
Uno di questi, la porfirinase, ha una caratteristica molto particolare: è in grado di rompere
le molecole di carboidrati contenuti nelle pareti cellulari della porfira (o nori), un’alga rossa
largamente utilizzata nella cucina nipponica per arrotolare i bocconcini di pesce crudo.
Questo enzima è stato trovato nella Zobellia galactanivorans, un batterio marino che si ciba dell’alga, ma anche nell’intestino di alcuni volontari giapponesi dopo uno studio sulle differenze tra le flore batteriche intestinali di popolazioni diverse. Grazie a questi batteri,
i giapponesi sarebbero quindi in grado di digerire la porfira assimilandone i carboidrati.
In tutti gli altri “intestini delmondo”, invece, l’alga transita così com’è.
Questa sorta di minestrone genetico può essere spiegato solo da una mutazione dei batteri intestinali dei giapponesi che si sarebbero mescolati con la Zobellia, mangiata in larga quantità dai loro ospiti insieme alle alghe.
Questo meccanismo, noto come trasferimento genetico orizzontale, è molto comune tra i
batteri, che mescolano il loro patrimonio genetico dando origine a forme con caratteristiche
sempre nuove, come la resistenza agli antibiotici.


09 febbraio 2011

 
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