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martedì 07 dicembre 2021
 

Quei troll che danneggiano Israele

E' capitato anche ad altri. A me, oltre che in passato, è successo in due riprese nel giro di pochi giorni per un articolo pubblicato in questo blog, intitolato "Se Israele scommette sull'Isis" e basato su un'analisi politica del più diffuso quotidiano israeliano, Yediot Ahronot (regolarmente linkato, perché tutti potessero controllare). 

Funziona così: l'articolo non piace a qualcuno dei siti di fanatici filo-israeliani attivi in Italia, che lo mette all'indice e invita a protestare con chi l'ha scritto e chi l'ha pubblicato. Di seguito, arrivano mail e telefonate. Avendo io rilanciato l'articolo su Facebook, anche lì la stessa storia. 

L'operazione ha sempre le stesse caratteristiche:
1. i siti non pubblicano il pezzo "incriminato", anzi, ne distorcono grossolanamente il senso
2. nessuno protesta prima che detti siti invitino a protestare
3. quasi nessuno di coloro che protestano ha letto il pezzo per cui protesta
4. la protesta contiene invariabilmente, oltre a insulti di vario genere, la solita accusa: sei antisemita. "Diligente soldatino dell'antisemitismo", mi ha definito un tale in una mail.

In quell'articolo, sostenevo che Israele ha stipulato un'alleanza di fatto con l'Arabia Saudita in funzione anti-sciita e che la crisi (o il crollo, come molti pronosticano) della Siria di Assad apriva prospettive di maggior controllo israeliano sul Golan. Considerazioni abbastanza banali, pane quotidiano per chi si occupa di questi temi. Gli attivisti che criticano e insultano possono magari non saperle, ma i loro mandanti no.  Infatti abbiamo il principe saudita Talal Bin Waleed che invita alla fratellanza con lo Stato ebraico e si reca a Gerusalemme e l'autorevole quotidiano israeliano Haaretz che invita il suo Governo a ragionare sulla presa di controllo del Golan a crollo di Assad avvenuto. Per qualche ragione, però, dette da me queste cose valevano la mobilitazione e l'insulto. L'intento di queste piccole gogne mediatiche è chiaro: far sì che, a prescindere dal vero e dal falso, di Israele si parli in modo esclusivamente apologetico. E intimidire chi non si allinea.

Non so chi organizzi e finanzi questi siti, né se abbiano rapporti di sorta con le autorità di Israele. Non credo, perché quelle sono troppo più intelligenti di questi. Vorrei però fare due domande.

La prima è: davvero credete a ciò che raccontate ai vostri poveri militanti, e cioè che la stampa italiana è pregiudizialmente anti-israeliana? Lo è Repubblica o il Corriere? Lo è la Stampa? Per non parlare di giornali minori ma comunque dotati di una loro influenza come Giornale, Libero o Foglio? O sarebbe anti-israeliana e anti-semita Famiglia Cristiana? Davvero credete a una simile sciocchezza?
Seconda domanda, che mi piacerebbe estendere anche alle organizzazioni ebraiche italiane: qualcuno pensa che questa strategia giovi davvero alla causa dell'ebraismo in generale e di Israele nello specifico? Oggi, nel 2015?

Quanto a me, vorrei tranquillizzare questi siti e i loro attivisti. Continuate sereni, è per me un vanto essere insultato a fasi alterne dai fanatici filo-israeliani e dai fanatici filo-palestinesi. Avete lo stesso stile, usate gli stessi insulti e, allo stesso identico modo, mi date la sensazione di essere ogni tanto nel giusto.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

05 luglio 2015

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