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martedì 06 dicembre 2022
 

Quelli che filmano persino il dolore

(Thinkstock)
(Thinkstock)

Questo blog l'abbiamo chiamato "Il digitale che c'è in noi". E purtroppo dobbiamo registrare che è talmente "in noi" da non accorgerci più di quanto a volte ne facciamo un pessimo uso. Per esempio: venerdì scorso una 23enne è rimasta gravemente ferita in un incidente stradale avvenuto a Osio Sotto, nella Bergamasca. La giovane, dopo l'urto, ha sfondato il parabrezza dell'auto ed è stata scaraventata fuori. Sta lottando per la vita. E che cosa si scopre adesso? L'uomo che si è precipitato a soccorrere Jessica, un uomo di 56 anni, era l'unico che cercava disperatamente di fare qualcosa. Tra una cinquantina di persone presenti al dramma nessuno muoveva un dito. E, soprattutto, più di qualcuno riprendeva la scena con il telefonino, «come se stessero assistendo a uno spettacolo, ma si può?». Cioè, la videocamera dello smartphone usata in modo compulsivo per riprendere il dolore, magari da mostrare agli amici, invece di fare il possibile per dare una mano. Una tecnologia usata nel peggior modo possibile e nel momento più sbagliato.

Ecco, pensiamo che questo sia davvero il peggior digitale che c'è "in noi".


30 luglio 2013

 
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