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venerdì 12 aprile 2024
 

Riflessione sul vangelo di Matteo 25 dalle baraccopoli di Nairobi

Leggere il vangelo in missione in Kenya è molto diverso dal farlo altrove. Per questa settimana propongo la meditazione del capitolo 24 del vangelo secondo Matteo. Gesù dice: “Come fu ai tempi di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’Uomo”. I cristiani non vivono un tempo di “avvento” solo liturgico, ma anche l’attesa del Signore che verrà in un giorno e che viene ogni giorno della vita. Sant'Agostino diceva: “Timeo Domine transeunte”, ovvero: “Ho paura/temo il Signore che passa”. Possiamo perdere l’occasione di incontrarlo! Dobbiamo imparare a cogliere quell'attimo presente in cui Dio si manifesta a ciascuno di noi. E ai tempi di Noè cosa avveniva? “Mangiavano, bevevano, si sposavano”, vivevano la quotidianità di tutti noi. Ma poi è arrivato il diluvio universale. E Gesù pone delle immagini- nel capitolo 25 di Matteo - come quella di “una donna che muore e l'altra no”. E’ ciò di cui siamo testimoni tutti noi ovunque. Una persona all'improvviso vive una disavventura e un'altra no.

In Kenya e in vari Paesi dove c’è tanta povertà, la vita può valere molto poco e c’è chi all’improvviso si trova in strada, chi muore, chi invece sopravvive… Ci sono persone svantaggiate senza avere una colpa, senza un motivo, un perché… Ho incontrato tanti bambini e bambine in situazione di strada oppure donne che sono costrette anche alla prostituzione- schiavitù, senza che avessero una responsabilità… E non sono diverse da me o ciascuno di noi. Molti, senza colpa alcuna, muoiono solo perché non hanno l'essenziale per vivere. Tutti ci chiediamo come mai ad una persona capita questo e ad un'altra no, perché io sia cresciuto in una famiglia con delle buone possibilità e un'altra persona no, perché qualcuno di noi è avvantaggiato rispetto ad un altro…

A queste grandi domande nessuno ha una vera risposta. Leggere il vangelo in missione però mi ha fatto soffermare sull’indicazione che Gesù dà dopo aver posto questo tema: “Vegliate, perché non sapete nel giorno né l'ora”. E fa un esempio: se il padrone di casa sapesse in quale ora arriva il ladro a scassinare la casa, si preparerebbe per evitare quell'evento. Dunque, Gesù ci consiglia, e questo vale per tutti, credenti e non credenti, di essere vigilanti, di prepararci all’appuntamento con la morte, di non presumere di essere migliori di altri per chi siamo o ciò che abbiamo, di vivere l'attimo presente, come fosse l'unico, l'ultimo e anche il primo momento che ci viene donato in ogni attimo della vita.

E non solo, ma anche di cercare di vivere quel “comandamento nuovo” che ci ha dato: “Amatevi come io vi ho amato”, perché la nostra vita prende senso quando amiamo! E non pensiamo solo ai missionari che vanno all’estero o in situazioni estreme, donando la propria vita spendendosi per lottare contro le grandi disuguaglianze dell'umanità. Pensiamo a cosa ciascuno di noi può fare, a quello “spazio di libertà” che diventa “responsabilità” che ognuno di noi ha dove vive. Ovunque noi siamo, possiamo essere missionari, a partire dalla nostra famiglia, dal nostro prossimo, dai vicini di casa. Là dove siamo, restiamo e cerchiamo di vivere con amore.


16 gennaio 2023

 
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