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Giornalista

Riforma costituzionale: informarsi, informarsi, informarsi

L’Italia sta ridisegnando - sensibilmente, non piccoli ritocchi - la Costituzione: il Ddl Boschi ha avuto il suo ultimo passaggio parlamentare il 12 aprile 2016, prima che i cittadini siano chiamati con referendum, probabilmente in autunno, a promuovere o a bocciare la riforma.

Eppure ascoltando in giro non si direbbe che sia in gioco una cosa così importante. Stupisce, anzi, che nel dibattito sembri soffiare poco lo spirito costituente: paiono lontane la (faticosa) deposizione delle armi e la complicata mediazione d’alto respiro, tra sensibilità politiche diverse, che animò i Costituenti che scrissero la Carta del 1948 e che partendo da punti di vista anche contrastanti sedettero attorno a un tavolo nella consapevolezza di essere chiamati a disegnare il futuro di un Paese: un futuro a lungo termine.

Oggi invece vediamo uno sguardo corto, fisso sul presente: lo vediamo dalla parte del Governo che dichiara apertamente di interpretare il voto al referendum costituzionale come un voto di fiducia al proprio operato, un “con noi o contro di noi” che pare prescindere dai contenuti. Lo vediamo, parimenti, dalla parte delle opposizioni che nel giorno dell’ultimo passaggio parlamentare del Ddl costituzionale lascia il capo del Governo a parlare all’aula vuota. L’impressione che se ne ricava è il contrario della mediazione: è l’immagine persino plateale di una reciproca prova di forza.

L’attenzione di tutti sembra puntata soprattutto al brevissimo delle elezioni amministrative di giugno o comunque al breve, non oltre la dialettica tra maggioranza e opposizione: il messaggio che passa, da qualunque parte lo si guardi, è che ci si attenda che al referendum costituzionale si voti in base al qui e ora dell’appartenenza politica, sull’onda del favore o sfavore rispetto alle forze oggi in campo.

Nessuno che punti il faro sui contenuti, nessuno che ricordi che le Costituzioni si scrivono da savi per cautelare il Paese casomai si dovesse un domani perdere il senno.  Pare scomparsa la consapevolezza del fatto che le Costituzioni sono ponti lunghi gettati sul futuro, che nascono e si riformano per sopravvivere alla contingenza  dei governi e delle opposizioni, per disegnare un sistema Paese fedele a sé stesso e ai propri principi fondanti oltre il sorgere e il declinare dei rappresentanti del momento.

Per difendersi da questo respiro corto un cittadino, quale che sia la sua opinione politica, ha una sola strada: informarsi, informarsi, informarsi. Sforzarsi di capire contenuti e conseguenze dei cambiamenti nel merito, di confrontare pro e contro, voci “amiche” e voci nemiche,  è l’unico modo di farsi un’idea matura per mettere un voto il più possibile consapevole: pur senza negare peso politico alle riforme, si tratta di non dimenticare che ciò che si decide non è tanto di stare con questo o con quello ora, quanto l’architettura del Paese da consegnare ai figli.


13 aprile 2016

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