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domenica 20 settembre 2020
 
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Sale, non miele

Pubblichiamo in anteprima sul nostro blog l’introduzione del libro di don Luigi Maria Epicoco “Sale, non miele” (Edizioni San Paolo) in allegato al numero 16 di Famiglia Cristiana

Una cristianità non si nutre di marmellata più di quanto se ne nutra un uomo. Il buon Dio non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale. Ora, il nostro povero mondo rassomiglia al vecchio padre Giobbe, pieno di piaghe e di ulcere, sul suo letame. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia. Ma le impedisce anche di marcire

(Georges Bernanos, Diario di un curato di campagna).

 

Se qualcuno ci domandasse del perché convenga farsi santi, dovremmo rispondere alla maniera di Bernanos: per non marcire. La nostra vita è costantemente sull’orlo di marcire, ma questa non è una considerazione pessimistica. Al contrario, è una visione molto ottimistica. Le cose che rischiano di marcire sono le cose vive, le cose traboccanti di vita. Le cose morte, le cose secche, non rischiano di marcire, perché in loro non c’è più nessuna vita e quindi nessun rischio. Il sangue sgorga da un corpo vivo. Una malattia si sviluppa lì dove c’è vita. Una piaga fa male perché vulnera un corpo vivo. La santità è il tentativo di mantenere la vita viva, di non lasciare che vada a male, di non permettere che l’eccesso di vita diventi principio di fine.

Ecco perché è sbagliato pensare che la santità consista solo in un facile buonismo da quattro soldi: piuttosto, essa è una dolcezza a caro prezzo, così come solo il sale sa fare su una piaga. Io stesso ho dovuto attraversare una stagione della vita in cui la santità era mescolata a un immaginario troppo mielesco e poco aderente alla mia piccola vita. Ricordo quando, ancora bambino, raccattato assieme ai miei amici chierichetti, andavamo a vivere alcuni fine settimana a sfondo vocazionale. Quasi sempre la sera vedevamo tutti insieme le diapositive della vita di qualche santo. Il rumore non molto romantico delle immagini che scorrevano era coperto da un’audiocassetta, con musiche e voci recitanti a narrare le vicende del santo di turno.

Se il mio discorso sembra voler finire con una acerba critica a questo tipo di esperienza, devo dire che, al contrario, ricordo con molta nostalgia quelle storie, perché nutrivano il mio cuore di un desiderio sempre più crescente di “prendere sul serio” la Fede in Cristo, proprio mentre vivevo immerso in un mondo “abituato” alla Fede, come ci si abitua a un canto popolare o al gesto di rito di una mano alzata quando si saluta un amico per strada. Il problema era però quell’immaginario, non il desiderio che da lì mi cresceva nel cuore.

Per diverso tempo ho pensato che la santità fosse quella visione romanzata della realtà, in cui il trionfo dei buoni sentimenti e dei sorrisi nonostante tutto incarnava la vera cifra dei santi. L’eroismo di essere buoni. Ahimè, ho imparato a spese mie che la santità è una questione più scottante. È l’eroismo di restare umani nonostante la vita. E, per restare umani, delle volte bisogna essere forti, non buoni. Scaltri, non ingenui. Decisi, non remissivi. Paradossalmente, la delusione dei colori delle diapositive mi ha avvicinato più potentemente ai santi che intendevano raccontare.

Per un misterioso disegno della Provvidenza ho l’occasione di incontrare molte persone, tante comunità, tanti modi di vivere il cristianesimo. Ho avuto la grazia di attraversare i silenzi dei monasteri, ma anche di immergermi nei canti a squarciagola dei grandi raduni. Ho visto tante normalità di parrocchie situate in ogni dove e ho parlato con gente che ha avuto la vita cambiata da eventi inimmaginabili. Che cosa tiene insieme tutte queste persone? Qual è la cosa che mi sono sforzato di condividere con tutti loro? Semplicemente, che qualunque sia il modo attraverso cui ognuno vive la vita e la propria Fede, di fondo c’è quel minimo comune denominatore del Battesimo che ci ha resi figli e che ci ha donato l’interiore certezza di essere amati, di vivere immersi in un campo che ha al suo fondo un destino buono, e di sapere che l’Amore è il presupposto di ogni vita degna di questo nome. Cioè la Fede, la Speranza e la Carità.

I tre potenziali ricevuti in dono nel Battesimo, che siamo chiamati a esprimere in qualunque nostra vita. La faccenda è seria, perché dalla buona riuscita della nostra avventura dipende la qualità del resto del mondo: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5,13-16).

Perché vedano, e venga loro voglia di alzare lo sguardo su Qualcun altro. Le parole di cui è fatto il presente libro nascono da questi incontri. Molte parole le ho ascoltate anche io, mentre le pronunciavo come suggerite dagli occhi di chi mi stava di fronte. Sarebbe lungo fare l’elenco di ogni persona, di ogni comunità, di ogni esperienza condivisa di cui queste pagine sono solo una piccola traccia. Sono a tutti personalmente grato.

Per te gratuitamente un estratto del libro Sale, non miele su www.famigliacristiana.it/chiesaviva


17 aprile 2020

 
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