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venerdì 12 aprile 2024
 
Le regole del gioco Aggiornamenti rss Elisa Chiari
Giornalista

"Scambisti"

La legge sul cosiddetto voto di scambio (ossia la punizione del politico che ottiene la promessa di voti – sottinteso mafiosi – in cambio di qualcosa) esisteva già, ma era “zoppa”: perché puniva  solo chi in cambio dava denaro. Evento assai raro, si sa che la mafia mira al profitto ma in altri modi (appalti, concessioni, favori d’ogni sorta), tanto che quando non troppo tempo fa a Milano riuscirono a contestare un voto di scambio (altrimenti noto come 416 ter, dall’articolo del codice penale che lo qualifica) gli inquirenti restarono sorpresi, per l’ingenuità di chi c’era incappato.  

La nuova legge che fa? Aggiunge a «dazione di denaro» le paroline «e d’altra utilità», vale a dire la gamba che mancava. Ma l’aggiunta, poiché non è arrivata da sola, non è bastata a sopire le polemiche. Chi sostiene la legge la definisce «buona notizia per la legalità», chi la contrasta la definisce un «favore alla mafia». Proviamo a uscire dal solito Così è se vi pare, molto politico, per entrare nel merito e cercare di capire.

Gli oggetti del contendere sono due.
Da un lato, le pene abbassate da 4 a 10 dieci anni, anziché da 7 a 12 come prima. Si può discutere dell’opportunità della decisione, lo fanno tra le altre le voci autorevoli di Libera e di Nicola Gratteri, ma è giusto precisare che l’abbassamento non è tale da inibire a chi indaga l’uso di intercettazioni telefoniche e custodia cautelare. 

Dall’altro, le modifiche del testo che, in uno dei passaggi parlamentari, aveva sostituito la “promessa” con una più generica disponibilità a promettere, per poi tornare indietro. Qui la questione si fa un po’ più sottile: la seconda formula (poi cassata a favore della prima) lascia maglie più larghe, consente di aprire più indagini, ma complica loro la strada in fase di processo, perché un reato più generico è tecnicamente più difficile da dimostrare.
I tecnici, i magistrati che con le norme lavorano, su questo tema mostrano opinioni con varie sfumature, che attengono anche al concetto di interpretazione com’è giusto che sia (non fidatevi di chi vi dice che la legge si può applicare facendo a meno di interpretarla, è una fandonia, se fosse così non servirebbero magistrati, basterebbe una calcolatrice. E la realtà della vita sarebbe sempre una linea retta e non il labirinto che è).  Al cittadino comune può bastare sapere che un’azione penale per essere efficace deve arrivare a reggere in Cassazione, diversamente la legge è una grida manzoniana.

Quelle due paroline  “altra utilità” non sono magiche ma sono un passo avanti, alla prova dei fatti e degli atti, verificheremo se lungo o corto.   


17 aprile 2014

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