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Schiave d'Europa

Il commissario europeo Cecilia Malmström, incaricata degli Affari interni, ha reso noto un rapporto sul traffico degli esseri umani specialmente per lo sfruttamento sessuale che ci conferma, una volta di più, l’enormità di questo dramma e l’urgenza di intervenire. «Il traffico degli esseri umani è la schiavitù dei nostri tempi - ha denunciato la commissaria Ue -: soprattutto il traffico delle donne sfruttate per il commercio del sesso. Romania e Bulgaria sono i Paesi più colpiti. I dati sono in aumento. Le cause? Certamente la crisi economica ha reso queste stesse vittime ancora più deboli. E noi avremmo dovuto fare molto di più nel passato, per aiutarle».

Il rapporto precisa che tre quarti delle vittime di traffico di esseri umani sono oggetto di sfruttamento sessuale; le donne sono il 79 per cento del totale, e il 12 per cento di queste sono ragazze minorenni, 2 su 10 sono maschi.
È vero, molto è stato fatto ma la legislazione non basta se non si crea una cultura del rispetto e del vero valore della dignità di ogni persona. In Italia, ad esempio, abbiamo una delle migliori legislazioni europee per la protezione e la reintegrazione sociale delle vittime di sfruttamento e riduzione in schiavitù alle quali viene pure dato un permesso di soggiorno per motivi sociali o umanitari. (art. 18 del T.U sull’immigrazione del 1998).

Da allora oltre 6.000 vittime di tratta hanno usufruito di questa legislazione e sono state aiutate a reintegrarsi nel nostro tessuto sociale. Oggi però, sempre di più, facciamo fatica a far applicare questa legge agli stessi enti preposti, anche quando le vittime sporgono denuncia. Molte di queste giovani sfruttate devono attendere parecchi mesi e a volte anni prima di ottenere i dovuti documenti e prima di poter riprendere in mano la propria vita e il proprio futuro in modo dignitoso. Le nostre istituzioni e case di accoglienza si sono molto rallegrate lo scorso anno quando l’Unione europea ha emanato una nuova normativa per le persone vittime di tratta, approvata nel febbraio del 2011. Questo nuovo testo, che fissa i principi generali sulla prevenzione del fenomeno della tratta e sulla protezione delle vittime, dovrebbe entrare in vigore nell’aprile 2013. Questo potrebbe favorire una maggior cooperazione tra gli Stati europei in particolr per il contrasto della criminalità organizzata.

Purtroppo, come sovente abbiamo costatato e denunciato, dopo tanti anni di impegno da parte di enti pubblici e privati, nonché di organizzazioni di volontariato, Caritas e congregazioni religiose, soprattutto femminili, il problema non tende a diminuire, anzi. Il meccanismo di questa nuova e moderna schiavitù, particolarmente di donne e minori, cambia strategie e modalità di reclutamento, trasporto e gestione pur di sostenere un grande “business” fatto di interessi e corruzione e di assicurare al tempo stesso la richiesta di sesso a pagamento.

Ciò che ci preoccupa maggiormente in questo momento sono i dati che riguardano soprattutto le minorenni, menzionati dal commissario perché le cifre potrebbero essere notevolmente in difetto. Lo scorso 19 settembre l’Italia ha finalmente ratificato la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, con la condanna categorica della pedofilia e pedopornografia. Ci sono voluti tre anni perché il Senato desse il via libera definitivo al provvedimento contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale sui bambini. Entra così nel codice penale la parola “pedofilia” per cui è prevista la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni per chi si macchia di questo orribile reato. Ciononostante, la realtà di sfruttamento che incontriamo ogni giorno sulle nostre strade, nei night club e negli appartamenti continua a essere molto triste e allarmante.

Ci auguriamo che la nuova normativa approvata nelle scorse settimane dal governo italiano sullo sfruttamento sessuale dei minori trovi piena applicazione, senza scuse e senza remore, e che includa anche il fenomeno del “turismo sessuale”, che riguarda tre milioni di persone in tutto il mondo, molte delle quali dei veri e propri pedofili. Questo mercato molto proficuo non conosce crisi e vede gli italiani in prima fila. Li chiamano travelling sex offender, viaggiano in cerca di esperienze sessuali, soprattutto con minori.

Le risposte date dai diversi Paesi dell’UE si differenziano a secondo delle situazioni economiche sociali e culturali, mentre tutti i Paesi sono d’accordo sul fatto che si debba agire subito per trovare soluzioni adeguate. La Commissaria ha lanciato una consultazione tra i vari Stati per integrare efficacemente la direttiva europea già approvata. A tutti viene chiesto di fare molto di più dando maggior attenzione a cinque punti prioritari per una vera strategia quinquennale e globale: prevenzione del traffico; punizione sicura dei responsabili; identificazione e protezione delle vittime; coordinamento interstatale, anche con Paesi fuori dalla Ue; aumento dell’informazione sul fenomeno.

Io sento il bisogno di aggiungere un altro punto, forse il più strategico di cui molto raramente si parla: il contrasto della richiesta di sesso a pagamento da parte del nostro mondo maschile e maschilista, che non vuole mai mettersi in discussione. È proprio la richiesta costante e per molti versi in crescita, che alimenta la catena di queste nuove schiave. Fino a quando ci sarà la richiesta i trafficanti troveranno i modi per importare e tenere imprigionate migliaia di giovani donne che sognano una vita migliore per loro e i loro cari e si trovano letteralmente a vivere l’inferno.


01 ottobre 2012

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