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lunedì 13 luglio 2020
 
Le regole del gioco Aggiornamenti rss Elisa Chiari
Giornalista

Scienze in politica, occhio alle bufale

Ci sono argomenti che bisognerebbe avere il buongusto di tenere fuori dalle strumentalizzazioni della campagna elettorale: la salute è uno di questi. Non si sta dicendo di lasciarla fuori dal dibattito politico perché è argomento che ha un’intrinseca politicità – si pensi alla riforma sanitaria di Obama – il problema è che bisognerebbe avere presente il tema come fine, avendo cura di non farne un mezzo come un altro per dirigere voti, cosa che in questi giorni si è finito per fare sfruttando - fosse anche solo per effetto collaterale di un esempio mal riuscito - un tema delicato come gli esami diagnostici.  Sperare nel buongusto della politica, sotto elezioni soprattutto, è purtroppo illusorio.  

E allora  - al netto del fatto che la mammografia (ma vale per i vaccini e per molto altro) non ha colore politico e non può essere quel criterio a orientare la decisione di sottoporvisi o meno, comunque la si pensi politicamente parlando - bisogna ragionare in altro modo.

Tocca allargare il discorso al senso critico, al problema di prevenire il pericolo di prendere per buona qualunque bufala spacciata a un comizio, solo perché viene dalla parte che pare corrispondere meglio alle idee di chi la ascolta.

È la grande sfida culturale del nostro tempo, lo sarà a maggior ragione per i cosiddetti nativi digitali, tentati per ragioni anagrafiche di credere che in google ci sia una risposta a ogni quesito. Potrebbe esserci certo, il difficile è orientarsi tra le mille risposte che vi si trovano, non tutte egualmente attendibili: serve molto senso critico per orientarsi in Rete, molto più di quanto ne serva per non perdere la strada nei mezzi di carta che hanno guidato la formazione di chi nativo digitale non è. Tanto più capaci saremo di costruirci una bussola culturale efficiente per la navigazione virtuale, tanto più sapremo difenderci dalle bufale che ci vengono da più parti spacciate. 

Ricette ovviamente non se ne trovano, la regola stavolta è che le regole di questo gioco non hanno un manuale e men che meno un prontuario: tocca sudarselo costruendoselo giorno per giorno. Certo possono valere piccole buone norme. Una è la diffidenza verso chi propone soluzioni facili facili a problemi complessi. Per la semplice ragione che se davvero esistesse l’uovo di Colombo qualcuno l’avrebbe già adottato per risolvere il problema complesso.   

L’altra è quella eguale e contraria di guardare con un tantino di diffidenza chi vede complotti dappertutto: la storia ci insegna che in questo Paese raramente i percorsi vanno in linea retta, che nella geometria italiana anche la linea più breve tra due punti fa qualche curva. Ma quando Flaiano diceva che, da noi, la linea più breve tra due punti è l’arabesco, diceva sapendo di dirlo un paradosso: chi vede la realtà fatta di soli labirinti spesso sta gettando fumo per nascondere il fatto che non ha idee concrete per dare soluzioni al problema complesso. 

Il tutto ha un corollario, importantissimo: quando si parla di questioni che hanno a che fare con il metodo scientifico, non vale la par condicio. Se su un tema la comunità scientifica si schiera compatta 99 contro 1, è un errore di metodo contrapporre quei pareri – come si fa con le idee politiche in campagna elettorale - dando ai due punti di vista la stessa visibilità, la stessa dignità, lo stesso peso.  

Ovviamente questo non basta: se dicessimo che bastano due regole di buonsenso per difendersi dalle bufale saremmo i primi a fingere di avere in tasca una soluzione a buon mercato. Il senso critico, invece, è una fatica che richiede studio, pacatezza, razionalità: ci vuole la pazienza di ascoltare discorsi complicati, di leggere cose un po’ più complesse di un tweet,serve l’umiltà di affidarsi a chi ne sa di più, consapevoli di non poter sapere tutto. Tocca affidarsi al salumiere per il prosciutto, all’insegnante per il sapere, al medico per la salute, al calzolaio per le scarpe, magari consultandone più d’uno nel dubbio.

Ci sarà sempre chi dice che potrebbero essere disonesti (vero, ma mica tutti). E chi dice che guadagnano sul prosciutto che mangiamo, sulle lezioni che prendiamo, sulla salute che cerchiamo di preservare, sulle scarpe con cui camminiamo. Vero anche quello  (ma conta che sia un guadagno onesto ed è sempre auspicabile la trasparenza in fatto di conflitti di interesse), ma occorre non dimenticare che pure coloro che lo dicono spesso ambiscono a guadagnare il nostro voto. 

Il problema nostro – vale per tutti - è capire, senza che l’ideologia faccia velo, se ciò che dicono per convincerci sia attendibile o no.  Imparare a domandarselo è un primo passo nella direzione giusta.  


12 maggio 2015

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