di DINO MAZZOLI, sacerdote e conduttore televisivo
Ho sempre pensato, nella mia esperienza sacerdotale, alla comunicazione come la più grande forma di amore. Comunichiamo quello che sentiamo, che sperimentiamo, che vogliamo condividere. Il mio sacerdozio cammina di pari passo con la creatività che cerco di trasmettere attraverso elementi semplici, quasi primordiali: carta, forbici e colla. Sono sempre partito da qui, quando da piccolo i miei giochi erano fatti di vecchie scatole tagliate e incollate che diventavano un mondo ogni volta diverso, ogni volta nuovo. Din Don Art nasce da questo ricordo, da questo desiderio di passare attraverso la fragilità della carta per trasformarla in qualcosa di nuovo. La carta ha questa forza, fragile e delicatissima, ma se lavorata, arricchita... in un certo senso amata, diventa forte. Poche cose quelle che uso, anzi sempre le stesse: povere, essenziali, apparentemente prive di valore. La carta, modellata tra le mani, si arricchisce della nostra storia, diventa esperienza nuova… preziosa.
Nei tanti laboratori che da dieci anni porto in giro per l’Italia ho sempre sperimentato questo: comunicare la creatività mette in moto dinamiche impensabili, fa riscoprire una fiducia in sé stessi forse smarrita, allena a pensare, e porta contenuti in modo più veloce e intuitivo. Anche la catechesi ha bisogno di riscoprire questo. Fare catechesi creativa non significa coprire il passato, ma scoprire un modo nuovo di comunicare, che parte dall’esperienza concreta, dalle cose tangibili. Significa anche munirsi di tempo e di pazienza, le cose importanti necessitano di questo. Un’immagine o un oggetto hanno spesso più forza di una parola, rivedere la comunicazione in maniera creativa significa proprio questo: trasformare le parole, renderle concrete, quasi tangibili.
Io sono felice quando alla fine dei laboratori rimane l’entusiasmo e la voglia di continuare da parte dei bambini; ogni volta per me è una gioia che si rinnova.
Comunicare in maniera creativa non significa trovare nuove parole, non siamo chiamati a questo, ma nuove forme, nuove espressioni che camminano a fianco a un tempo che procede nonostante tutto. Ecco perché oltre a essere importanti le parole, è importante come si comunicano. Riscoprire la manualità rientra in questo cammino. Troppo spesso vedo utilizzare male semplici strumenti solo per il fatto che non si usano; l’uso delle forbici, il cercare soluzioni, il colore… sono aspetti e mezzi importanti propedeutici di una crescita armoniosa.
Se ci riflettiamo attentamente il primo passaggio della storia è proprio la Creazione, il momento in cui Dio trae dal buio del nulla l’esistenza. Quel processo, una volta iniziato, non si è mai interrotto; avvolto dal vortice dell’evoluzione, dei cambiamenti, l’uomo ha conservato il primordiale desiderio di comunicare, esprimersi, creare. Abbiamo questa grande eredità da tramandare e insieme l’immensa responsabilità di farlo bene.
La fantasia deve diventare lo stile della comunicazione che cambia nelle forme, nei tempi… anche nella storia, ma mai perde la sua forza antica: essere strumento concreto dell’amore di Dio.
- Articolo tratto da PAGINE APERTE, speciale Settimana della Comunicazione
Vai alla versione sfogliabile o scarica il pdf