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lunedì 13 luglio 2020
 

Siria: parlare di pace e fare la guerra

La conferenza a Vienna sul futuro della Siria (Reuters).
La conferenza a Vienna sul futuro della Siria (Reuters).

Leggo e sento che la riunione, a Vienna, dei 17 Paesi impegnati a discutere del futuro della Siria avrebbe prodotto un passo verso la pace. A me, onestamente, questa interpretazione pare un tragico scherzo. Radunati intorno a quel tavolo, a parlare di "scelta politica", "elezioni", "transizione democratica", ci sono tutti i Paesi che da anni fomentano la guerra civile, quando non vi prendono direttamente parte: Usa, Arabia Saudita, Russia, Iran e compagnia bella.

In realtà, quanto succede a Vienna e in altri simili sedi si adatta al rovesciamento della celebre frase di Carl von Clausewitz. Lui diceva che "lguerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi", noi qui potremmo dire che la "la politica (o la diplomazia) non è che la continuazione della guerra con altri mezzi". Infatti, proprio mentre discutevano di pace e democrazia, gli Usa decidevano di mandare soldati sul terreno in Siria e la Russia lavorava alacremente ad ampliare le basi militari che già detiene laggiù.

L'unica vera novità sta nel fatto che a questa tornata di colloqui hanno partecipato anche gli iraniani. E' chiaro ed evidente (e Obama lucidamente lo riconosce) che senza di loro sulla Siria si  può decider poco. Intanto perché l'Iran, con le sue milizie, è decisivo nel tenere in piedi il fronte anti-Isis sul lato dell'Iraq. E poi anche perché Teheran, insieme con Mosca, è la grande protettrice di Assad. E' chiaro che per l'autocrate alawita-sciita siriano non c'è posto nella Siria del futuro, qualunque forma essa finirà per assumere. Ma è altrettanto evidente che finché Teheran e Mosca tengono, Assad non può essere cacciato. E sarà difficile che Putin e gli ayatollah mollino su Assad se non avranno qualche garanzia rispetto agli assetti futuri del Paese e della regione.

Temo quindi che assisteremo a tanti altri incontri come questo, in un bel palazzo di una bella capitale, tra fiori e bandiere. Mentre nel frattempo i siriani continueranno a morire o a scappare per chiedere asilo in Europa.






Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

31 ottobre 2015

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