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lunedì 29 novembre 2021
 

Solo fumo (per ora) contro i cyberbulli

Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico, settimana scorsa ha riunito attorno a un tavolo rappresentanti e operatori del settore per avviare un codice di autoregolamentazione contro il fenomeno del cyberbullismo. Erano presenti vari soggetti, dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) alla polizia postale e delle comunicazioni, da Assoprovider al Garante per l’infanzia, insieme a rappresentanti di Google e Microsoft. Ne è uscita una bozza (due paginette, cinque articoli in tutto) nella quale si auspica l’adozione, soprattutto sui social network, di meccanismi ben visibili per la segnalazione di eventuali episodi di cyberbullismo, segnalazioni alle quali gli operatori dovranno dare risposta entro due ore.

L’adesione all’autoregolamentazione è volontaria e non è prevista alcuna forma di sanzione nei confronti degli operatori che non rispettino gli impegni assunti. Per i cyberbulli, la temibile (!!!) minaccia di un “oscuramento cautelare temporaneo del contenuto lesivo” e la possibilità di segnalazione alle Autorità competenti al fine di smascherarli. Il codice di autoregolamentazione è stato pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo economico (lo trovate qui) e, fino al 24 febbraio, sarà possibile inviare contributi e osservazioni per migliorarlo, ma se la premessa è questa, difficilmente potrà risolvere o anche solo contrastare minimamente il fenomeno.

L’idea di partenza è lodevole, soprattutto perché nasce in seguito a gravi fatti di cronaca che hanno visto protagonisti alcuni giovanissimi, spinti a gesti estremi dopo essere stati gravemente diffamati e insultati in Rete. Ma pensare di risolvere la questione in questo modo è un’utopia: gli strumenti di segnalazione di abusi sul Web sono, nella migliore delle ipotesi, una presa per i fondelli. E poi, chi deciderebbe in merito agli episodi di bullismo in Rete? In base a quali criteri? Qual è il confine per definire un abuso come tale? E ancora: due ore sono un intervallo ragionevole per una pratica, ma nel frattempo un post o un video fanno il giro del mondo… Allo stesso modo, sarebbe comunque un’utopia imporre altre vigorose strategie, come la censura o il pugno di ferro.

Proviamo allora ad affrontare il problema da un’altra prospettiva. Il bullismo non è un fenomeno recente: è sempre esistito il compagno cattivo che insulta e minaccia (spesso passando alle vie di fatto) quello timido o le calunnie fatte girare da un’alunna all’altra per annichilire qualche antipatica rivale. La novità sta nella viralità e potenza dei nuovi mezzi tecnologici che moltiplicano, con un effetto dirompente, il gesto del bullo. I contenuti lesivi - che si tratti di insulti, minacce o infrazioni della privacy – finiscono in un rete di connessioni che li diffonde ovunque e li rende irrecuperabili, provocando un disastro e un’angoscia micidiale nella giovane vittima.

Perché non sfruttare la potenza e la diffusione di questa rete di connessioni per impostare un lavoro di prevenzione?

 

(continua)


14 gennaio 2014

 
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