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mercoledì 10 agosto 2022
 

Steve Jobs e il primo Macintosh

Steve Jobs e il primo computer Apple della serie Macintosh.
Steve Jobs e il primo computer Apple della serie Macintosh.

Oggi ce l’hanno solo pochi fortunati collezionisti i quali, previdenti come le formichine, capirono in tempi non sospetti che quel “coso” sarebbe diventato in un futuro neanche troppo lontano un oggetto di culto, un ricordo-memorabilia dei tempi che furono. Ma trent’anni fa, il 24 gennaio del 1984, quando un giovane ambizioso presentò al mondo quella scatola, pochi, pochissimi, forse solo lui, credevano davvero di poter rivoluzionare il mondo con quell’oggetto.

Il 24 gennaio 1984 il giovane Steve Jobs, non ancora ventinovenne, propone di investire su un computer a cui ha dato il nome di una varietà di mela. Jobs ha una piccola azienda, l’ha chiamata Apple, mela, e il nuovo computer si chiamerà come una varietà del prezioso frutto: Macintosh. La novità di questo computer dallo schermo in bianco e nero di soli 9 pollici è, in realtà, una rivoluzione rispetto ai computer già esistenti. Per la prima volta, infatti, l’interfaccia è a caratteristica grafica anziché testuale. Per intenderci: sullo schermo appaiono delle icone, basta schiacciare il mouse due volte consecutive e queste si aprono, come per incanto. Inoltre, alcune voci guidano l’utente in modo semplice e veloce. Fino ad allora, invece, bisognava digitare una serie di sigle - astruse per la maggioranza delle persone - e poter finalmente accedere, per esempio, a un foglio di testo.

Insomma, l’idea di Jobs è quella di rovesciare la realtà per renderla più semplice: è il computer l’adulto e noi i bambini che devono crescere con lui, non il contrario. Dunque, sarà il computer a facilitare le nostre operazioni, come un adulto fa con un bambino che impara a camminare, sostenendolo nei primi incerti passi di un lungo cammino. La novità di quel computer lascia comunque un po’ perplessi, Pochi credono che possa diventare protagonista di un mercato che è sì in evoluzione, ma che presenta troppe incognite.

E i perplessi di allora, oggi cosa dicono? Aveva ragione Jobs, dunque: semplicità d’accesso, forma accattivante, unicità del prodotto, marchio caratterizzato e alta qualità del design. Il prezzo del 1984, circa 2.500 dollari, era un’altra incognita. E, infatti, quel Macintosh non ebbe un grande successo di vendite. Ma la sua fama nel tempo si è ingigantita in modo esponenziale. È entrato nella memoria di tutti o quasi, proprio per quelle caratteristiche che lo resero così diverso da ogni altro computer. Nasceva, quasi dal nulla, il “mondo Macintosh”, all’interno dell’ “universo Apple”.

Oggi quel computer fa mostra di sé nei musei d’informatica, accanto ad altri dinosauri dell’epoca e a prodotti più moderni, ricordando a noi umani quei disegni con i quali si spiega l’evoluzione da Neanderthal ai giorni nostri. Vale anche per i computer, che saranno senz’anima, certo, ma che noi persone del XXI secolo amiamo umanizzare e personalizzare, fino a credere che il “nostro” computer sia un pezzo unico al mondo. E il primo Macintosh lo guardiamo come si guardano le foto degli avi, un po’ buffi con quei baffoni a manubrio e quei vestiti che oggi nessuno oserebbe indossare, ma che ci rimandano a legami tanto intimi e piacevoli quanto necessari. Jobs stesso non poteva prevedere la spinta rivoluzionaria del suo computer e le vie che un simile mezzo di comunicazione avrebbe percorso, da Internet ai social network.

Ma senza quel primo Macintosh, quel primo anello della catena evolutiva informatica, oggi dove saremmo? Oggi, la risposta, amico mio, ascoltala nell’etere.


24 gennaio 2014

 
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