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Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all'Università Cattolica

Suor Cristina, una vittoria annunciata

Molto sì è detto, sentito, scritto e letto (pure visto, a  dire il vero) a proposito di suor Cristina Scuccia, la trionfatrice del talent show di Rai 2 “The Voice”. Ma la sua vittoria è senza alcun dubbio un evento di tale portata socio-televisiva da meritare ancora qualche parola ulteriore.
Cominciamo con il dire che, se è vero che non è il primo caso di persona appartenente a un ordine religioso che si esibisce su un palco davanti alle telecamere, è però la prima volta che gli spettatori d'Italia e di tutto il mondo si sono trovati davanti a un talento canoro autentico.

Molti ricorderanno la vita mediatica di fra’ Giuseppe Cionfoli, protagonista qualche lustro fa a “Domenica In” e poi al Festival di Sanremo. Ebbene, fra lui e la novella videostar la distanza è abissale.
Lui canticchiava da dilettante, lei gorgheggia da professionista. Lui proponeva testi fideistici, lei interpreta le hit che vanno per la maggiore nelle classifiche internazionali. Lui aveva un portamento scenico modesto, lei quando ha il microfono in mano si comporta come una cantante vera, con tanto di tensione pre-voto ed esultanza (contenuta) per la vittoria.
Lui aveva una voce ordinaria, lei ha indubbie qualità vocali. Lei ha recitato un Padre Nostro in sul palco, lui no. Lui era un aspirante frate, lei è una suora davvero.

Televisivamente parlando, quella di suor Cristina era una vittoria annunciata dagli sguardi di autentico stupore dei quattro giurati che, girandosi uno a uno durante la sua prima audizione “al buio”, erano rimasti colpiti dal connubio decisamente inatteso fra la sua voce e la veste nera. Quest’ultima, insieme alla discrasia fra la dichiarata timidezza e la canterina disinvoltura (corroborate dalla scelta di entrare a far parte della squadra del meno ortodosso di tutti, J-Ax) ha innescato fin da subito quel principio del contrasto (e del paradosso) che tanto piace al piccolo schermo, a caccia perpetua di ascolti.
Il resto lo ha fatto lei, la giovane religiosa, esibendo una verve e una spontaneità a prova di dubbi e di critiche, dentro al cinico contesto di una gara in cui una suora può apparire fuori posto molto più di quanto un frate possa esserlo sul palco del Teatro Ariston, dove ogni anni si svolge quello che a tutti gli effetti è un rito (auto)celebrativo della canzone e della tv italiana.

Nell’era della catechesi (anche) digitale e dei tweet quotidiani di Papa Francesco, l'affermazione di una suora che usa il microfono non solo per cantare ma anche per diffondere a modo suo la Parola non può stupire. Nemmeno la vittoria deve fare storcere il naso. Può darsi che se si fosse presentata semplicemente una tale Cristina Scuccia (non-suora) non avrebbe vinto, del resto in televisione anche l’occhio vuole la sua parte; molti altri concorrenti avevano ottime doti canore e interpretative, ma il “plus” di suor Cristina è vocazionale.
E questo fa la differenza.


09 giugno 2014

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