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lunedì 30 gennaio 2023
 

Turchia, il virus delle carte di credito

Bancomat a Istanbul (Reuters).
Bancomat a Istanbul (Reuters).

"Cari concittadini, siate cauti con le carte di credito". Come un buon papà saggio, il premier Erdogan così si è rivolto ai turchi durante un discorso a Fethiye, nel Sud-Ovest della Turchia. Ha le sue ragioni per farlo, ragioni che si possono riassumere con pochi numeri: gli 81 milioni di turchi hanno in saccoccia 57 milioni di carte di credito, con cui hanno accumulato debiti per oltre 33 milioni di euro. Secondo i dati più accreditati, nei primi nove mesi del 2013 ben 1,7 milioni di carte di credito è risultato inadempiente. Un incremento pazzesco rispetto al 2009 quando, in tutto l'anno, gli inadempienti erano stati solo 277 mila.

Quello delle carte di credito fallite o fallimentari è una delle "altre facce della medaglia" del boom economico della Turchia, un Paese che in soli dieci anni è riuscito a triplicare il Prodotto Interno Lordo. Il consumo privato in questi anni è stato incentivato in ogni modo, compresa appunto la facile concessione di carte di credito, per non parlare dei prestiti "pronta cassa" ottenibili persino senza passare in banca ma smanettando sulla tastiera dei bancomat.

Ora il Governo tenta la marcia indietro. Il ministro delle Finanze Mehmet Simsek ha detto che la crescita del debito privato non è più sostenibile, e ha annunciato misure per ridurre i termini del credito al consumo (sei mesi o un anno al massimo) in molti settori merceologici, fino ad annullarlo del tutto in campi come l'acquisto di carburanti o di generi alimentari. Ma c'è un problema: nel 2014 la Turchia dovrà affrontare le elezioni presidenziali e quelle politiche. Come prenderanno gli elettori-consumatori l'improvvisa austerità?

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

04 dicembre 2013

 
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