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lunedì 20 settembre 2021
 

TUTTI I SANTI - 1 novembre 2013

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
(Mt 5, 1-12)


LA BEATITUDINE A CUI TUTTI SIAMO CHIAMATI

Che cosa è una beatitudine? Credo sia un contenuto di santità che Dio legge nella nostra vita e che gli uomini stessi possono cogliere in noi come un segno forte e un’impronta profonda di Dio nell’umano. Gesù è il “beato” per eccellenza: colui che si è fatto servo di fronte alla volontà di Dio, il mite che ha dato sé stesso per noi, colui che sino alla fine è vissuto nella giustizia davanti a Dio e agli uomini, il misericordioso che ha aperto le braccia a tutti, colui che nel suo cuore ha deciso di donarsi totalmente al Padre operando per la pace di ciascuna persona incontrata e dando pace al cuore di tutti, colui che per rendere noi giusti davanti a Dio è ingiustamente morto in croce.

Siamo tutti chiamati alla santità. Oggi diciamo che siamo chiamati alla beatitudine dei santi perché nella Chiesa appaia in tutta la sua luminosità affascinante il volto di Gesù presente e vivo in lei e perché sia sempre splendida la testimonianza che i discepoli del Signore offrono al mondo con la loro “passione” per l’uomo chiamato a salvezza e per Dio che di ogni salvezza è principio, dinamismo, forza e meta.

RESPONSABILITÀ COINVOLGENTE.

La Chiesa sente che la santità delle beatitudini è grazia grande e responsabilità coinvolgente, dono e impegno necessari per il compimento della sua missione nel mondo. Per questo, la Chiesa non smette di cercare nel cuore dei suoi figli le tracce delle beatitudini evangeliche; è così che essa coglie “il divino nell’umano” e rende grazie a Dio nella gioia per la pazienza, il coraggio, la benevolenza che molti credenti hanno vissuto e vivono nell’imitazione di Gesù.

Certo, nessuna beatitudine è contraria alla natura umana e alle sue esigenze più profonde e autentiche. Non è difficile però incontrare chi si ribella a ciò che in esse è chiesto. Ogni beatitudine è una Parola che fa luce sulla nostra vita e traccia la via da percorrere anche in situazioni e drammatiche. Anche lì la nostra libertà può offrirsi disponibile alla grazia del Signore e giungere a interpretare la stessa sofferenza della Chiesa come offerta al Padre perché possa continuare a crescere in santità. È l’esperienza dell’apostolo Paolo, che scrive: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

Le beatitudini ci domandano persino la disponibilità al martirio, affinché la testimonianza cui la Chiesa è chiamata sia conforme alla sua necessità di essere “luce per il mondo” e dunque riferimento per chi non crede. Sì, molti crederanno se nella Chiesa vedranno quella santità per la quale essa è stata voluta e amata e redenta dal suo Signore, resa partecipe con lui della lotta contro il male: una lotta che può condurci sino al sacrificio della nostra stessa vita, come è accaduto per il Maestro.

Questa “tensione alla santità” che può farsi estremamente esigente non è paragonabile alla gioia a cui ci introduce: ogni gesto di bene compiuto da chi vive ispirato e guidato dalla Parola di Dio ha la sua «ricompensa nei cieli», ma già ora il mondo può godere del bene che ciascun discepolobeato compie vivendo quotidianamente il Vangelo. Santità e gioia non sono in contrasto: si compenetrano, sono una sola esperienza nella Chiesa, per il mondo!


28 ottobre 2013

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