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domenica 19 settembre 2021
 

Un sistema penitenziario da rivedere

Caro direttore, la giustizia è in coma, da diversi lustri: in tutti i suoi reparti, anche in quello penitenziario. La pena non deve portare solo al risarcimento dell’offeso e dello Stato, ma soddisfare ancor più l’interesse sociale di recupero del “cattivo”.

Il sistema non dovrebbe essere formato solo da un edificio in cui tenere chiuso il soggetto per un periodo obiettivamente determinato in base alla gravità del reato, ma da un sistema formato da esperti (psicologi, soprattutto) e mezzi che permettano studio (libri…) o un giusto diversivo (carte, dama, scacchi…) o aggiornamento (giornali, tv…), apprendimento di un mestiere o esecuzione di un’attività lavorativa già conosciuta. È anche importante la possibilità di relazioni umane, specie con parenti stretti (coniuge, figli…).

Un sistema costoso per la sua formazione e dopo per il suo mantenimento. Con un termine della pena, valutato da una commissione di esperti, “solo” quando accertato (con i limiti di tutte le cose umane) il pieno recupero, per evitare che un Brusca sia liberato dopo un semestre e un ladruncolo… mai! Altro che gli antisociali benefici odierni: arresti domiciliari, affidamento in prova, continue riduzioni di pena (45 giorni per semestre, cioè 3 mesi l’anno) e, peggio, provvedimenti generali quali amnistie e condoni o individuali come la grazia.

MARIO GROSSO - GALLARATE (VA)

La riforma della giustizia è un tema sempre più urgente nel nostro Paese. Ne abbiamo parlato in modo particolareggiato nel n. 21. Strettamente collegata è la revisione del sistema penitenziario. Senza entrare nei particolari, penso che sia importante prima di tutto recuperare una mentalità corretta, rispetto alla banalizzazione portata avanti da tanti, anche da politici e personaggi pubblici. Si tratta di richiamare un principio fondamentale presente nella nostra Costituzione: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato» (n. 27). Per noi cristiani non è solo una questione di civiltà, ma di fedeltà al Vangelo. Come leggiamo nel Catechismo, al n. 2266, «la pena oltre che a difendere l’ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole ». Papa Francesco ha spiegato più volte questa verità, con parole chiare e forti, dichiarando che una pena «che non è aperta alla speranza non è cristiana e non è umana»


02 luglio 2021

 
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