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martedì 05 luglio 2022
 

Usa e Iran condannati al dialogo

Donne iraniane in una strada di Teheran (Reuters).
Donne iraniane in una strada di Teheran (Reuters).

Fare previsioni è un mestiere a rischio di pessime figure. Non pare però azzardato dire che la situazione in Medio Oriente, nella sua drammaticità, sembra favorire una ripresa dei contatti tra gli Usa e l'arcinemico Iran.

Come il nulla di fatto ai colloqui di Ginevra dimostra, la situazione della Siria è sfuggita a tutti di mano. L'Iran (con la Russia e l'Hezbollah libanese sostiene il regime di Assad, che però non ha futuro. D'altra parte, gli Usa hanno parteggiato per la rivoluzione democratica senza riuscire a impedire che si trasformasse nel suo esatto contrario: oggi tra i ribelli dominano i gruppi più o meno affiliati ad Al Qaeda al punto che James Clapper, direttore dell'intelligence americana, nella sua relazione al Senato sulle minacce internazionali,  li ha inseriti tra i pericoli per la sicurezza nazionale Usa. I servizi segreti amwericani calcolano ormai in quasi 8 mila il numero dei combattenti stranieri in Siria, al punto che l'Arabia Saudita, tradizionale alleato degli Usa, ha dovuto introdurre pene detentive fino a 30 anni per impedire ai suoi cittadini di arruolarsi tra le milizie.

Tra Usa e Iran si è già aperto un canale diplomatico semi-ufficiale sulla questione del nucleare. Arrivare a un accordo preme a entrambi: l'amministrazione Obama ha bisogno di portare a casa un risultato, anche per tranquillizzare Israele e magari convincere il Governo dello Stato ebraico a non far abortire le trattative di pace con i palestinesi. Ma anche l'Iran deve riuscire ad affrancarsi dalla condizione di "Stato canaglia" se vuole che le sanzioni economiche internazionali siano revocate e la comunità degli affari possa approfittare delle aperture del presidente Rohani.

La guerra civile in Siria è un grosso problema per entrambi ed è dunque il terreno ideale su cui sperimentare una qualche forma d'intesa. Certo, non è cosa facile. Non tanto per i due interlocutori principali ma per il cumulo di rapporti e alleanze che si portano dietro. Se la Casa Bianca dialoga con gli ayatollah, come reagiranno gli emiri del Golfo e Israele, oggi paradossalmente allineati su molti temi? Se gli ayatollah dialogano con la Casa Bianca, come reagiranno la Russia e l'Hezbollah libanese? Basterà la necessità a far ragionare così tante teste?



Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

17 febbraio 2014

 
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