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giovedì 01 dicembre 2022
 

«Legge sull'autodifesa: perché l'Italia vuole imitare gli Usa delle armi e delle stragi?»

Caro direttore, emanato alla fine del 1700 il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti sancisce il diritto personale di detenere armi. In genere gli americani si appellano a questa norma per poter utilizzare, liberamente, questi strumenti di offesa, arnesi mortiferi, come pistole, fucili, mitragliatrici e quant’altro. Poi ci si stupisce delle stragi che, regolarmente, si susseguono nel tempo.

E noi cosa facciamo? Con il solito complesso di inferiorità verso questa potenza economica, ne imitiamo i costumi e, soprattutto, i difetti. Non dimentichiamo la recente legge sulla autodifesa nelle proprie abitazioni, voluta fortemente dalla Lega. La criminalità si sconfigge con la legalità e, quest’ultima si diffonde con la cultura. Farsi giustizia da soli non risolve mai i problemi, ma, al contrario, ci fa fare passi indietro sul progresso della civiltà. E, come la guerra, ci fa retrocedere a uno stato primitivo, di pura lotta per la sopravvivenza: homo homini lupus. In fondo non è altro che l’ideologia del sistema liberista fondata sul principio del massimo individualismo, sul mito dell’uomo che si è fatto da solo. Non sarà che economia e uso delle armi non sono altro che due facce (di cui la seconda oscura) della stessa medaglia?

LUIGI MAGNAN

Caro Luigi, il tema è di stretta attualità negli Stati Uniti dopo la recente strage di Uvalde, in Texas. Lo è meno, per fortuna, da noi. Oltreoceano, per dare due cifre, ci sono 120,5 armi da fuoco ogni 100 residenti, in aumento rispetto alle 88 per 100 del 2011, dato che supera di gran lunga quello di altri Paesi del mondo. In Italia stime molto approssimative parlano di circa 8,5 milioni fra armi legali e illegali.

Nel nostro Paese le restrizioni per possedere un’arma da fuoco sono abbastanza rigide, mentre negli Stati Uniti vige la regola del “liberi tutti” grazie, come ricordi tu, al secondo emendamento, figlio dell’idea che una nazione è veramente libera solo quando riesce a difendersi da sola. Una regola che al Congresso nessuno ha mai avuto i numeri per poter scalfire, soprattutto per i grossi interessi economici, che richiami anche tu e che si celano dietro al commercio di armi. Ovviamente il grande numero di pistole e fucili in giro nel Paese a stelle e strisce (1,2 per persona) dà luogo a un numero altissimo di suicidi, omicidi e, talvolta, di vere e proprie stragi con motivazioni figlie di ossessioni dello squilibrato di turno (suprematismo bianco, vendette trasversali e collettive, follie varie).

In Italia la legge a cui accenni, la n. 36/2019, approvata all’inizio dell’attuale legislatura, ha modificato il codice penale nella parte che riguarda la legittima difesa, escludendo la punibilità di chi, difendendosi nel domicilio o nel proprio luogo di lavoro, uccida o ferisca l’intruso. Al di là delle motivazioni della legge, che peraltro è stata limitata nel 2020 dalla Cassazione e che comunque ha la grossa colpa di cavalcare e alimentare la paura dell’immigrato, è decisamente ingiustificata nei numeri e non si è rilevato un aumento di casi in cui è stata invocata la legittima difesa.

Se c’è una similitudine tra l’Italia e gli Stati Uniti in questo campo, quindi, è il sentimento di paura dell’altro, dello straniero, del diverso, visto come potenziale nemico da cui doversi difendere, atteggiamento che, se in America è iscritto nella coscienza collettiva da oltre due secoli (da quando è in vigore la Costituzione, cioè dal 1789), da noi si vuole piuttosto inculcare nei cittadini come strumento politico ed elettorale che, come abbiamo visto nel 2019, può concretizzarsi a livello legislativo. È molto meglio, anche se più faticoso, investire nella cultura del rispetto e dell’accoglienza ed educare i nostri figli a riconoscere nel volto dell’altro un nostro simile, anzi un fratello, verso cui siamo debitori. Questo è un compito di noi tutti – anche della Chiesa – che non possiamo demandare a nessuno


15 luglio 2022

 
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