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giovedì 23 settembre 2021
 

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A) - 6 APRILE 2014

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! [...]». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno».
Giovanni 11,1-45

LA RISURREZIONE DI LAZZARO, ANTICIPO DELLA PASQUA 

Gesù ci invita a vedere la gloria di Dio che passa attraverso la morte di Lazzaro. Non è ancora la morte di Gesù, che il Vangelo di Giovanni presenta come il momento della grande esaltazione, del progetto di Dio che si compie nell’ultimo respiro del Figlio amato, quando il Signore «consegna» lo Spirito al Padre e chiama l’umanità a «volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19,28ss). Per ora è «l’amico del Signore» che è parte di un evento di cui noi siamo spettatori coinvolti: Lazzaro è ciascuno di noi nel bisogno di guarigione, di vita, di relazioni che si rinnovano e di fraternità ritrovate, di affetti che si ricongiungono per riprendere insieme il cammino di fede spesso interrotto da quella morte interiore che è la lontananza da Dio. «Gesù amava Marta e sua sorella».

La sorella è Maria, la cui fede si traduce sì in un riconoscimento della divinità di Gesù ma anche in un rimprovero per il suo ritardo: «Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». E la donna riprende a dire: «Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». In queste parole Gesù viene creduto come il grande intercessore della nostra salvezza, il mediatore del compiersi dell’alleanza in cui è contenuta quella promessa di vita che nessuno si dà da solo, ma che è dono, è grazia, e insieme è responsabilità.

IL MIRACOLO PIÙ GRANDE.

Ancora più straordinario è quanto Gesù dice di sé stesso, quasi restituendo il rimprovero ricevuto e confermando alle sorelle Marta e Maria che c’è un miracolo più grande di quello che i loro occhi presto vedranno compiersi. Questo miracolo è la vita divina per tutti, per noi e per quanti cercano il Signore con cuore sincero: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

La domanda attende una risposta anche da noi: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo», colui che ha preso carne umana nella vergine Maria e che oggi vive nelle parole del Vangelo e nella testimonianza della Chiesa tutta, la quale proprio in questa professione di fede ha la sua vita. È la stessa Chiesa alla quale Gesù oggi di nuovo ripete: «Ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio». Il resto è raccontato da Giovanni quasi solo come cronaca: al centro stanno la fede di Gesù che rivolto al Padre esclama: «Io sapevo che mi dai sempre ascolto » e la fede tentennante di tutti gli altri, anche la nostra fede che ha da obiettare: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni…».

Gesù ignora questo “sgarbo” che quasi anticipa le ingiurie che gli verranno rivolte da sotto la croce. La conclusione è la liberazione dalla morte, dal vertice di ogni paura e oppressione: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Lazzaro è stato liberato dalla morte, anticipo della Pasqua che è liberazione e vita di tutta l’umanità.


03 aprile 2014

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