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sabato 23 ottobre 2021
 

Vedova a causa del Covid, delusa dai sacerdoti "impiegati del sacro"

Sento l’esigenza di dare libero sfogo alla mia delusione verso il comportamento di due sacerdoti. A settembre ci siamo fatti accompagnare da mio figlio nella chiesetta che frequentavo con mio marito, poi invalido. Ho fatto chiedere al prete se, dopo la Messa, confessava mio marito; alla fine mi ha risposto: «Sono tutto sudato, tanto suo marito non ha ammazzato nessuno ». Sono rimasta allibita e delusa!

Dopo due settimane, purtroppo, siamo rimasti positivi al Covid. Mio marito è stato ricoverato, io a casa da sola, accudita amorevolmente dai miei familiari a distanza. Non ho più potuto comunicare con mio marito, che stava da solo circondato dai camici bianchi. Io avevo almeno il conforto e la solidarietà, oltre che dei familiari, anche di parenti e amici che hanno alleviato in parte il mio dramma comunicando per telefono o con messaggi. Dopo un mese, mio marito non ce l’ha fatta; non abbiamo potuto celebrare il funerale, perché io, mio figlio e famiglia eravamo positivi. Nel trigesimo, con pochi intimi, abbiamo partecipato a una Messa di suffragio, celebrata da un sacerdote che ci conosce. Alla fine, si è avvicinato un altro prete con il diacono per partecipare al nostro dolore, mentre il parroco è rimasto in sagrestia. Che delusione! Dopo due mesi, tornata alla chiesetta, pensavo che il sacerdote, saputo della morte di mio marito, sarebbe stato un po’ partecipe del mio dolore. Nulla! Il comportamento di questi due sacerdoti mi ha spiazzata! Ho capito che fanno i loro servizi ecclesiali di “routine”, ma per il resto… altro che “Chiesa in uscita”, non è nemmeno in “entrata”. Per fortuna ci sono tante testimonianze di altri sacerdoti che sacrificano la loro vita accanto a gente che soffre. In questi sei mesi sono stata male per le conseguenze del Covid, ma la fede non mi ha abbandonata, anzi… Continuate a essere vicino alla gente.

LETTERA FIRMATA

Grazie per questo, molto sofferto, spaccato di vita in tempo di pandemia. Insieme al dolore per la perdita del caro marito, al dispiacere dovuto alla lontananza e all’impossibilità di partecipare al funerale, c’è anche la delusione per il comportamento di alcuni sacerdoti. Ma c’è anche la fede rimasta salda, la vicinanza di altri sacerdoti, oltre che di familiari e amici. Davvero, vale per tutti, ma in particolare per i pastori della Chiesa, dobbiamo rimanere vicini alle persone, manifestare l’affetto, la benevolenza. Non c’è bisogno di “impiegati del sacro”, ma di chi manifesti con la vita e le parole l’amore di Gesù. In questi giorni ricorderò tuo marito nella Messa, e pregherò per te e i tuoi familiari.


30 aprile 2021

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