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lunedì 30 gennaio 2023
 
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Giornalista

Ventenni rivoluzionari

Università statale di Milano, si inaugura Bookcity. In aula magna giuristi, magistrati, professori, scrittori dibattono attorno a un libro che si intitola Oltre la paura. Riflettono di come una politica che fa leva sulla paura, aggregando consenso attorno al tema della sicurezza, sia a rischio di produrre norme d’emergenza, sull’onda emotiva: leggi con la vista corta e per questo potenzialmente inique e poco efficaci. Concordano nel dire che ponderatezza e prevenzione del disagio servirebbero meglio alla causa di un diritto più equo e utile alla società.

Nel mezzo di questa riflessione entra un gruppo di studenti:  protestano contro il sistema carcerario, urlano nei megafoni il loro “liberi tutti”, invocano un’amnistia che estingua tutti i reati, distribuiscono volantini in cui si dicono, tra le altre cose, «contro guardie e giudici, dalla parte dei ribelli, dei ladri, dei teppisti». Adolfo Ceretti, coordinatore della tavola rotonda, coautore del libro, prova a invitarli ad ascoltare, cerca di contrastare con la voce il megafono per chiedere a un portavoce dei ragazzi di sedersi al tavolo e discutere alla pari. Non riesce a completare la frase, gli urlano più forte: «Non vogliamo sentire», se ne vanno chiamando assassino, con nome e cognome, il magistrato seduto al tavolo.

Peccato che non si siano fermati ad ascoltare. Avrebbero sentito dire che non c’è diritto senza dignità e che la libertà senza diritto legittima società fondate sulla prevaricazione dei forti sui deboli. Avrebbero sentito raccontare la storia di un gruppo di ventenni che dibattendo, studiando, scrivendo, hanno sovvertito, contando solo sulla forza logica del proprio argomentare, l’ordine costituito dai loro padri nel loro Paese, mandando in pensione un diritto iniquo e insegnando al resto d’Europa a rendere giustizia nel rispetto della dignità dell’uomo. 

È stato a Milano 250 anni fa, il più famoso di loro si chiamava Cesare Beccaria.


21 novembre 2013

 
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