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giovedì 13 agosto 2020
 

VI domenica di Pasqua - 17 maggio

«V i ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto». Il Signore Gesù aveva promesso ai suoi discepoli il dono dello Spirito Santo, il «Consolatore» (questo significa il termine greco «Paràclito»), che avrà due compiti particolari: insegnare e ricordare. È il dono che attendiamo nella prossima Pentecoste. San Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi, ci aiuta a comprendere meglio questa azione dello Spirito nell’uomo; dice infatti: «L’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui». Tante volte, nelle diverse situazioni della vita, non siamo in grado di comprendere il senso di ciò che ci accade, di guardare le cose dal punto di vista di Dio, è per questo che a volte ci sembrano “cose da matti”,  come usiamo dire, «follia» dice san Paolo. Infatti, sempre l’apostolo continua: «Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato». Ciò che Dio dispone per noi è dono, è grazia, ma non siamo in grado di riconoscerlo, perché ci accontentiamo di giudicare tutto secondo la sapienza umana. Anche l’apostolo Pietro, interrogato dagli anziani di Israele sulla guarigione di un uomo storpio presso la porta del Tempio, colmato di Spirito Santo risponde senza timore, annunciando come tutto questo sia stato possibile «nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti». Lo Spirito suggerisce quali parole pronunciare, per rendere ragione dell’opera che la Chiesa delle origini sta compiendo; dona coraggio e fortezza interiore per annunciare il Signore risorto, suscitando sorpresa in coloro che sentendo parlare Pietro e Giovanni e «rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù».

Per queste ragioni lo Spirito Santo, che insegna e ricorda tutto ciò che il Signore ha detto, è capace di portare un frutto di pace, la consolazione che viene dall’alto. Sul dono della pace, ben diverso da quello che offre il mondo, il Signore vuole rassicurare i suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». Sono parole davvero importanti per tutti noi che stiamo faticosamente uscendo da un tempo difficile legato alla pandemia, particolarmente segnato dal turbamento e dalla paura, per noi e per i nostri cari, per il futuro che ci attende. C’è dunque una pace, quella del mondo, che è destinata a restare in superficie, che non sa toglierci la paura, nel tentativo di farci “stare in pace”. C’è invece la pace del cuore che scende in profondità, perché viene dal Signore e ci ricorda l’unica cosa che conta e che ci sostiene: la nostra vita e quella dei nostri cari insieme al nostro futuro, sono nelle mani di Dio. È questa la consolazione che viene dallo Spirito e ci dà la certezza di essere in buone mani.


14 maggio 2020

 
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