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sabato 08 agosto 2020
 

VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE - 12 LUGLIO

Una tappa fondamentale della storia dell’alleanza, così come l’Antico Testamento ce la ricorda, è la consegna della Legge, la Torah, al popolo di Israele, attraverso Mosè, servo di Dio, che lungo il cammino dell’esodo è chiamato sul monte Sinai a ricevere le tavole della Legge. Il racconto del libro dell’Esodo è ricco di particolari, ma l’aspetto forse più bello, è il desiderio di Mosè di “vedere Dio”: «Mosè disse al Signore: “Mostrami la tua gloria!”».

Ma altrettanto bella è la risposta di Dio: «Nessun uomo può vedermi e restare vivo»; dunque si tratta di un desiderio impossibile da realizzare. Tuttavia Dio offre a Mosè una possibilità: «Io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere». Dunque nel momento in cui riceve da Dio le tavole della Legge, Mosè fa una esperienza straordinaria, cioè vedere le “spalle di Dio”. Fuori dalla metafora che il libro dell’Esodo ci suggerisce, le spalle di Dio rappresentano per noi tutte quelle possibilità in cui anche a noi è dato di poter “vedere Dio” ma indirettamente, di spalle. E poco più avanti, attraverso il “passaggio” di Dio, il racconto dell’Esodo ci spiega come «il Signore passò davanti a lui, proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato…”». Ecco dunque cosa rappresentano le “spalle di Dio”, cioè la possibilità di vedere Dio di spalle, sperimentando la sua misericordia, il suo amore e il suo perdono, nella nostra vita.

Quel giorno, sul monte, Mosè riceve la Legge, ciò significa che l’amore di Dio chiede di essere corrisposto e la via maestra è proprio l’obbedienza alla Legge. All’amore e alla misericordia di Dio si può rispondere osservando i suoi comandamenti, che sono la direzione che Dio indica all’uomo per il suo bene. Dio nel suo amore e nella sua misericordia, offre all’uomo le indicazioni necessarie per vivere in pienezza e rimanere dentro il legame di amore e di fedeltà, rappresentato dall’alleanza. In Gesù ci è offerta però una nuova alleanza, poiché alla prima il popolo di Dio non ha saputo restare fedele. Si tratta di una alleanza «nuova ed eterna », come in ogni Messa ci viene ricordato, attraverso le parole della consacrazione. In Gesù idealmente ci viene donata anche la nuova “legge”, non più scritta su tavole di pietra, ma scolpita sul legno della croce del Signore Gesù: è la legge dell’amore, l’unico comandamento che li raccoglie e li riassume tutti. Come dirà il Signore: «Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici» (Giovanni 15,13).

Nel Vangelo di questa domenica le parole delle beatitudini sono, in un certo senso, la nuova Torah, la legge a cui ogni cristiano deve ispirarsi. Gesù stesso ha vissuto le beatitudini, lui ha percorso quella via ed ora invita i suoi discepoli a seguirlo su quella medesima strada, la strada dell'amore.


09 luglio 2020

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