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martedì 21 maggio 2024
 

Vivere insieme… in nome di Dio

La locandina di "Uomini di Dio", diretto da Xavier Beauvois
La locandina di "Uomini di Dio", diretto da Xavier Beauvois

Era il 1996 quando sette monaci trappisti venivano uccisi in Algeria. Pochi conoscevano questa comunità, quella di Tibhirine, un paesino lontano dall’Europa, al di là del Mediterraneo. Eppure questo fatto tragico ha dato vita a segni di speranza e di dialogo. Della vicenda ne parla il film Uomini di Dio, uscito in Francia l’anno scorso, film interessante e profondo non solo per raccontare gli ultimi giorni dei monaci prima del loro sequestro, ma perché entrando nell’animo di questi uomini di Dio, ne presenta lo spessore interiore di fronte al dramma della scelta: rimanere o partire. Oggi testimone e custode di questa eredità è padre Jean-Marie Lassausse, prete e missionario francese. Ha scritto un libro per descrivere questa sua nuova esperienza, Il giardiniere di Dio (San Paolo 2011) e sarà presentato al Festival (il 27 maggio) unitamente alla visione del film.
Ho avuto la gioia di conoscerlo a Milano, ospite del Pime, e mi hanno colpito i suoi tratti interiori e semplici, oramai educato all’incontro con chi cristiano non è. Ha scelto, come i monaci di Tibhirine, di condividere spazi di lavoro con la gente del posto, soprattutto coltivando i campi.

Conosciamo le ultime vicende del nord-Africa. I fatti di Tibhirine ci scuotono, ma anche ci insegnano la necessità di imparare a vivere insieme. Come ebbe modo di testimoniare l’arcivescovo di Algeri mons. Ghaleb Bader, “la nostra piccola chiesa è chiamata ogni momento all’incontro con l’altro, ha fatto dell’incontro la sua missione specifica e si definisce come la chiesa dell’incontro… Dialogare nel quotidiano vuol dire vivere, lavorare, dare e ricevere, cercare, gioire e soffrire insieme”.




16 maggio 2011

 
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