Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
domenica 14 aprile 2024
 

Whatsapp-Facebook, Mr. Zuckerberg teme di perdere gli adolescenti?

Proviamo ad andare oltre la notizia che domina da qualche ora i siti Internet di tutto il mondo: Facebook ha acquistato WhatsApp, la popolare app che consente agli utenti di inviare messaggi gratis sul web, bypassando le compagnie telefoniche. Un'acquisizione miliardaria: il social network pagherà 19 miliardi di dollari in contanti e azioni. Nei dettagli: La società di Mark Zuckerberg rileverà le azioni e le opzioni WhatsApp in circolazione con 183,9 milioni di titoli Facebook, valutati 12 miliardi di dollari. A questi si aggiungono 4 miliardi di dollari in contanti e 3 miliardi di dollari in azioni vincolate ai fondatori e ai dipendenti di WhatsApp. La popolare app ha 450 milioni di utenti al mese, un numero che sale di un milione di giorno in giorno. E circa il 70% degli utenti del servizio lo usa tutti giorni, in quello che è un tasso di coinvolgimento superiore a quello degli "amici" di Facebook. Nel 2013 sono state invitati quotidianamente con WhatsApp 200 milioni di messaggi vocali, 100 milioni di video messaggi e 600 milioni di foto.

Wall Street sembra non brindare con grande trasporto alla notizia: alla Borsa di New York, la stessa alla quale si era quotato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, i titoli del social network più poplare del mondo perdono il 5 per cento nelle contrattazioni after hour dopo l'acquisizione di Whatsapp. Ora, più che gli analisti finanziari, gli opinion makers digitali e gli esperti di comunicazione stanno cercando di speigare il senso vero di questa operazione. Che potrebbe essere: Zuckerberg ha capito che gli adolescenti si potrebbero stufare presto, o forse si sono già stufati, di Facebook, che continua a essere molto usato (e amato) dai trentenni e anche oltre, ma pare che i giovanissimi non se lo filino poi troppo. E, soprattutto, Mark Zuckerberg ha compreso che le chat veloci tipo Whatsapp (che non è l'unica ma è quella che si è ramificata di più a livello mondiale) stanno via via surclassando la messaggeria tradizionale del Sms. Infatti, la crescita inarrestabile di WhatsApp è spinta dalle semplici, potenti capacità di messaggistica istantanea, non solo text, ma anche foto, video, canzoni.

I ragazzi di oggi, già a 11-12 anni, si scambiano regolarmente foto, video, e musica via Whatsapp. Senza passare minimamente da Facebook: un po' perché devono aprire un profilo e a volte i genitori non glielo permettono (e fanno benissimo!); e soprattutto perché è più macchinoso, lento, non agile, non rapido, quando invece la rapidità di scambio delle emozioni e delle informazioni (anche di gruppo) è ciò che contraddistingue di più la generazione dei nativi digitali. Invece su Whatsapp è tutto più facile e veloce: semplicissimo il download sullo smartphone regalato da papà e mamma, e così arrivano non solo messaggi, ma immagini, i videoclip girati con gli amici, le canzoncine, l'ultimo successo hip-hop di Fedez; e in più la possibilità di far circolare i materiali tra il gruppo e con il gruppo rende Whatsapp molto più coinvolgente e aggregante.

Mr Zuckerberg ha forse agito in conseguenza di tutto questo? Oppure la diffusione tra i giovanissimi di Facebook e dei modelli "condividi" e "mi piace" non dà i risultati sperati e se non si cambia "cavallo", cioè social network, gli adolescenti sono persi?


20 febbraio 2014

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo