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giovedì 01 ottobre 2020
 

X Domenica dopo Pentecoste - 9 agosto

Per l’antico popolo d’Israele il Tempio di Gerusalemme aveva una grande importanza, perché anzitutto rappresentava il segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo; fin dal tempo dell’esodo Dio aveva voluto un segno della sua presenza attraverso la «tenda del convegno», un santuario mobile che veniva smontato e rimontato ad ogni tappa del cammino. Una volta stanziato nella terra di Canaan, la terra che Dio aveva promesso al suo popolo, quel segno era rimasto attraverso altri diversi santuari, che in epoca monarchica avevano trovato in Gerusalemme la sede definitiva, nella grandiosa costruzione del Tempio ad opera del re Salomone. Ricordando tutto questo percorso, Salomone così si esprime nella preghiera il giorno della dedicazione del Tempio: «Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto a Davide, mio padre, e siedo sul trono di Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruita la casa al nome del Signore, Dio d’Israele. Vi ho fissato un posto per l’arca, dove c’è l’alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dalla terra d’Egitto». Il Tempio di Gerusalemme era anche il luogo del culto, meta di pellegrinaggi e di continui sacrici, come prescriveva la Legge di Mosè. Proprio il Tempio di Gerusalemme è lo scenario in cui si svolge il breve episodio che l’evangelista Marco ci racconta in questa domenica e che vede come protagonista una povera vedova. Quel luogo era dunque frequentato da tutti e ciascuno a suo modo, compiva dei gesti di culto, secondo la propria condizione. Uno dei gesti abituali era l’o‘erta in denaro, che veniva gettata nel tesoro del Tempio e che poteva diventare in molti casi, un gesto di ostentazione della propria condizione sociale ed economica. La nostra protagonista dunque, la povera vedova, compie il gesto dell’o‘erta ma, secondo le proprie possibilità, si tratta di una inezia: due monetine. Per lei tuttavia è tanto, anzi è tutto. È ciò che non sfugge al Signore Gesù che, avendo assistito alla scena, coglie l’occasione per dare ai suoi discepoli un insegnamento davvero importante. Anzitutto fa notare come i ricchi avessero gettato nel tesoro molte monete ma, sottolinea Gesù, «tutti hanno gettato parte del loro super—uo». La povera vedova invece «ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri». Come dunque dobbiamo fare i conti, quale criterio usa il Signore? «Lei nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Dunque da una parte il Vangelo ci invita a non fermarci alle apparenze, a non lasciarci ingannare da ciò che sembra avere più consistenza; dall’altra sottolinea il valore fondamentale del gesto di questa donna, la quale ora non ha più nulla per vivere, avendo gettato nel tesoro del Tempio tutto ciò che le era rimasto. Dunque di che cosa potrà vivere? Non è stata forse una imprudenza? In realtà l’insegnamento è proprio questo: questa donna ha messo nelle mani di Dio tutta la sua vita, affidando a lui la sua miseria e il suo futuro.


06 agosto 2020

 
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