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lunedì 20 settembre 2021
 

XVII domenica del Tempo ordinario (anno C) - 28 luglio 2013

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione». Poi disse loro: « [...] Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. [...] Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!»
Luca (11,1-13)

Pregare come figli

Marta e Maria nel brano evangelico di domenica scorsa ci hanno insegnato che «la parte migliore», cui riferirci nel nostro cammino di discepoli del Signore, è ascoltarlo, imparare da lui, comprendere con lui come pronunciare il «sì» alla volontà del Padre che interpella la nostra libertà. Il Vangelo di oggi si sofferma proprio sulle parole del nostro pregare: sono le parole del Padre nostro. San Luca, con una versione più breve di quella che usiamo durante la liturgia (Mt 6,9-13), ci offre un insegnamento originale e ci fa intuire l’atteggiamento dei veri oranti là dove questi dicono: «Perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore». Come si vede, il suggerimento sul come pregare è quanto mai chiaro ed esigente: solo chi perdona il fratello può rivolgersi in preghiera al Padre.

Dobbiamo dunque dare il giusto peso a quell’«infatti» del versetto evangelico, che significa che il Padre non esaudisce le nostre richieste se non abbiamo perdonato. Anzi noi stessi diciamo al Padre che non ci presenteremo a pregarlo se tra noi siamo divisi, se ci offendiamo a vicenda, se portiamo tristezza agli altri... E ancora: dalla preghiera insegnataci da Gesù non traspare solo la necessità che chi prega abbia già il cuore libero da risentimenti, ma risplende anche l’immagine di un Dio al quale possiamo chiedere di «non abbandonarci alla tentazione ».

Giustamente la nuova traduzione italiana dei testi biblici ci insegna che Dio “non induce in tentazione”, ma “ci libera dal male”, da quel male che separa la nostra vita dalla sua volontà, che ci rende schiavi di noi stessi e di quanto vogliamo trattenere nell’egoismo di scelte poco o per nulla evangeliche.

Sono però importanti anche gli insegnamenti riguardo la preghiera insistente: Dio si lascia commuovere quando ci rivolgiamo a lui da figli che conoscono così bene il Padre da chiedergli con coraggio che tutto avvenga secondo la sua volontà. Non ci sembri strano il dover chiedere che il Signore faccia di noi quello che egli vuole: questa accoglienza della volontà di Dio ci conduce a quanto di più bello possa accaderci e a quanto di più necessario possiamo domandargli in ogni situazione, anche la più difficile e pesante: lo Spirito Santo in noi, realtà viva e palpitante nell’esistenza di ogni credente e di tutta la Chiesa!

Gesù ci istruisce riguardo alla preghiera che Dio senza alcun dubbio ascolta e premia: chi chiede lo Spirito Santo – che è sapienza, giustizia, fortezza, amore, gioia, pace... – costui lo riceve!
Chiede bene perché chiede secondo quella volontà che santifica il nome di Dio e introduce nel mondo il suo Regno di giustizia, di amore e di pace.


24 luglio 2013

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