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lunedì 20 settembre 2021
 

XVIII domenica del Tempo ordinario (anno C) - 4 agosto 2013

La vera ricchezza davanti a Dio
 
Luca (12,13-21)
Disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così”, disse, “demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Gesù si trova di fronte alla giusta richiesta di un uomo che è in lite con i familiari per questioni riguardanti i beni da ereditare. Una scena tutt’altro che inusuale anche oggi. Gesù sembra si estranei da questa richiesta. Non sente e non fa suo il problema. Dà piuttosto un consiglio che sposta l’attenzione molto lontano dall’oggetto del contendere: suggerisce di lasciar perdere, di non aspirare egoisticamente a trattenere per sé. Sembra chiedere al suo interlocutore di saper rinunciare persino ai beni ai quali avrebbe diritto, perché non sono questi beni che metteranno al sicuro la sua vita. Gesù ci offre un’indicazione che sentiamomolto lontana dalla nostra sensibilità così esposta al bisogno di avere certezze e di possedere in abbondanza per sentirci al riparo dai rischi sempre incombenti della crisi e degli imprevisti. Tutti noi cerchiamo sicurezze umane, sicurezze accumulabili e garantite al massimo. Ed ecco che Gesù chiarisce la sua proposta e l’approfondisce. Lo fa ricorrendo alla parabola del ricco preoccupato perché non sa come fare di fronte all’improvvisa abbondanza di un raccolto fortunosamente straordinario. Ma quest’uomo commette un errore: prende decisioni importanti scambiando la fortuna di un momento con la certezza di sempre. E così quanto guadagna in più rispetto al solito diventa un problema che egli risolve ingrandendo i propri depositi, come se negli anni si possa contare su di un raccolto garantito via via come più abbondante. Corre però il rischio di trovarsi, nel giro di poco tempo, con magazzini troppo grandi per il normale raccolto che si può sperare da un lavoro onesto. Non è tutto: l’atteggiamento in questione diventa quello dell’avidità di chi ha e vuole avere di più, sempre di più, non mettendo però in conto l’intera realtà della vita, neppure i sentimenti più profondi e gli affetti più belli. L’ultimo atto della parabola evangelica è il giudizio di Dio sull’uomo apparentemente furbo che confida in quello che ha pur essendo così precario da sperare di potersi dimenticare persino di Dio che gli pone una domanda inevitabile, semplicissima ma estremamente coinvolgente: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?». La domanda resta lì, sospesa nel vuoto dell’egoismo avido e superbo di tutti coloro che, più preoccupati di accumulare che occupati in un lavoro dignitoso, «non arricchiscono davanti a Dio». È un’espressione molto bella, che per contrasto ci richiama la beatitudine dei «puri di cuore », di coloro che con semplicità mettono quotidianamente il frutto delle loro giornate sotto lo sguardo di Dio dopo aver invocato il dono di saper fare sempre la sua volontà.


31 luglio 2013

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